Sono 3000 le specie aliene in Italia!

Come trattarle?

Dal gambero killer alla zanzara tigre, il 15 per cento delle specie alloctone si è radicato sul nostro territorio, divenendo una delle principali minacce alla biodiversità. Intervista a Ernesto Azzurro, biologo marino dell’Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine (CNR-IRBIM), esperto di specie aliene e cambiamenti della biodiversità marina mediterranea.

Specie aliene: quale è la situazione in Italia?

Secondo la Banca Dati Nazionale delle specie alloctone, In Italia sarebbero presenti più di 3000 specie aliene, introdotte spesso volontariamente, di cui oltre il 15% invasive.

Sono più interessate le aree marine o quelle terrestri?

Se confrontiamo i numeri, in Italia ci sono molte più specie aliene terrestri che marine. Per queste ultime, studi recenti fanno salire il numero a 265 specie, quasi il doppio di quanto registrato venti anni fa. Molte di queste specie arrivano attraverso il canale di Suez: ben 186 specie aliene sono arrivate in Italia attraverso questa direttrice.  Il numero dei nuovi arrivi è, comunque, in continuo aumento ed alcune specie sviluppano popolazioni invasive con svariati impatti ecologici e socioeconomici.

Quali sono le principali specie aliene in Italia?

Spesso si sente parlare di gambero killer, scoiattolo grigio, tartaruga americana, zanzara tigre. L’elenco di specie invasive presenti nel nostro paese è molto lungo. L’ISSG, ovvero il gruppo di studio sulle specie invasive della IUCN, l’Unione internazionale per la conservazione della natura, ha elencato 100 tra le peggiori specie alloctone invasive del mondo.  Molte di queste specie sono presenti sul nostro territorio. Per quelle che sono le specie marine, possiamo indicare alghe come la Caulerpa, il granchio blu americano, i pesci coniglio. Molte specie invasive marine possono essere utilizzate per fini alimentari, alcune di loro sono già in commercio in molti paesi del Mediterraneo e questo è certamente un vantaggio per la gestione della problematica. 

Quale sono le principali vie e cause di ‘invasione’?

Iniziando dalle cause delle invasioni, queste sono riconducibili interamente al comportamento nostra specie. Nello stesso momento in cui leggiamo questo articolo, migliaia di specie stanno viaggiando in tutte le parti del mondo. Le trasportiamo con le navi, gli aerei, inavvertitamente insieme alle merci o di proposito per fini economici. Stiamo, di fatto, rimescolando le specie del globo, una dinamica descritta con il termine di omogenizzazione biotica e che va di pari passo con la globalizzazione economica e culturale. Questo vuol dire che alcune specie, quelle invasive, hanno un grande successo a scapito di altre che aumentano enormemente le loro probabilità di estinzione. Le specie invasive sono oggi riconosciute come una problematica globale ed una delle principali cause della perdita della biodiversità.

L’esempio australiano è paradigmatico: sterminio e conservazione sono necessari / possibili anche in Italia?

Non utilizzerei la parola ‘sterminio’, piuttosto di eradicazione quando questo è possibile. Ad ogni modo l’obiettivo è lo stesso, ovvero quello di eliminare completamente una popolazione risolvendo, così, il problema. Questa pratica viene utilizzata frequentemente negli ambienti terrestri con le dovute cautele. Invece, per quanto riguarda gli ambienti marini, l’ eradicazione è molto difficile, direi impossibile nella maggior parte dei casi. Quando una specie si insedia in una vasta area di mare, l’unico rimedio è quello del controllo e di una buona gestione della problematica.

Quando parliamo di conservazione, ci rivolgiamo alla preservazione di un equilibrio che è il prodotto, a sua volta, di migrazioni. È possibile immaginare di “gestire” il cambiamento invece di contrastarlo?

Per rispondere adeguatamente farei una distinzione iniziale. Possiamo, infatti, trovarci nella condizione di un’invasione molto recente, allora potremmo essere in tempo per agire in modo efficace, ma dobbiamo sbrigarci. Questo è un principio classico della lotta alle invasioni, l’ EDRR, ovvero Early Detection and Rapid Response. In altri casi (quasi sempre negli ambienti marini), il problema non può essere risolto alla radice e così le possibilità che abbiamo sono la mitigazione degli impatti e l’adattamento. La ricerca ha moltissimo da fare in questo campo, ad esempio per cercare nuove possibilità di utilizzo di queste specie come fonte di proteine, di biomolecole attive, di biomassa e, nei casi più fortunati, si riesce a trasformare una problematica ambientale in una nuova opportunità.

L’auditorium di Time4child

“Feed the Future” è live!

L’edificio virtuale della Lobby al centro dell’edizione 2021 con webinar in diretta

Sarà l’auditorium uno degli ambienti principali della Lobby, lo spazio a forma di città pensato per introdurre studenti e studentesse, genitori e insegnanti in “Feed The Future”.

In programma dall’11 al 15 novembre 2021, l’evento Time4Child sarà fruibile attraverso una piattaforma online che consentirà di vivere live un’esperienza significativa di crescita e consapevolezza in vista di scelte di vita, studio e lavoro.

Cliccando sull’icona dell’auditorium, gli utenti potranno assistere in diretta a tutti gli eventi di “Feed The Future”. I vari webinar, della durata massima di 40 minuti, verranno selezionati e seguiti dalle scuole sulla base di un programma fornito loro in precedenza allo scopo di sviluppare un tema specifico durante tutto l’anno.

Istituzioni, ministri, scienziati, accademici, associazioni, personalità dello spettacolo e della comunicazione, ricercatori: saranno queste le voci che popoleranno l’edificio e attraverso storie, testimonianze e punti di vista guideranno il pubblico in un percorso collettivo di riflessione e confronto.

Cinque invece i pillars dai quali verranno estratti gli argomenti: cibo, mente, salute, sostenibilità, diritti. Dalla biochimica alla alimentazione durante il covid, dalla tecnologia alla politica e alla parità di genere, dai nuovi lavori alla bellezza, fino all’intelligenza emotiva, si affronteranno i temi legati al futuro delle nuove generazioni.

Prendi posto in auditorium e partecipa al nostro “Feed The Future”, dall’11 al 15 novembre 2021.

Ti aspettiamo!

Continua a seguirci e proponici la tua esperienza come partner, sponsor o testimonial.

Puoi far parte anche tu di questo viaggio, scrivendo a info@time4child.com oppure chiamando il numero verde 800178717.

Dall’11 al 15 novembre nutriamo insieme la società!

Estate 2021 serena? Possibile, ma non abbassiamo l’attenzione, nemmeno se vaccinati

L’immunologo e allergologo Mauro Minelli ricorda che il Covid purtroppo non va in vacanza. Ma il modo di vivere le ferie, anche con i propri bambini, con più serenità c’è!

L’estate 2021 è finalmente arrivata, ma ha non portato via il virus del Covid. Che siano in montagna, al mare, in città con gli amici o la famiglia, queste ferie non sono una vacanza dalle misure di protezione e sicurezza a cui siamo abituati. Time4child ne ha parlato con il dott. Mauro Minellimedico specialista in allergologia e immunologia clinica e coordinatore della sezione meridionale della Fondazione italiana medicina personalizzata, per ricordare a tutti voi qualche importante accorgimento per cercare di vivere queste meritate vacanze con gioia ma sempre con la testa sulle spalle

Quanta paura bisogna avere di queste nuove varianti Covid in circolazione?

SARS Cov-2 purtroppo non intende uscire di scena. Il suo ultimo jolly si chiama variante Delta e altre sembrano venire a ruota. Della “Delta” sappiamo essere una mutazione almeno 60 volte più contagiosa del progenitore di Wuhan e sta, per questo, generando disagi non da poco a partire da chi pensava di averla fatta franca, sentendosi talmente tanto più forte del virus mutato da mescolarsi, per esempio, a cuor leggero in riunioni e assembramenti variamente assortiti da etnie alquanto eterogenee. E’ accaduto ed è documentato.

Vero, c’è il vaccino… e meno male. Tutti sappiamo, sulla base di solide fondamenta scientifiche, che i vaccini funzionano, che chi ha ricevuto la seconda dose sarà certamente più al sicuro e che, in costanza di stagione estiva, non dovremmo subire particolari pressioni da parte dell’epidemia per una comprovata associazione della protezione immunologica vaccino-indotta con l’azione protettiva del sole (e non del caldo). Certamente sfrutteremo questi mesi per completare la vaccinazione su tutta la popolazione, pur sapendo di una possibile e tuttavia limitata capacità del mutante di aggirare i vaccini, ma per questo – o anche per questo – non possiamo dismettere il senso di responsabilità civica e di consapevolezza di un pericolo latente che pure ci ha caratterizzato nei mesi appena trascorsi e che, insieme alla campagna di vaccinazione ci ha consentito di raggiungere risultati che nelle scorse settimane sembravano averci rassicurato.

Vaccinati sì, ma comunque con attenzione. Come passare una estate il più possibile sereni?

Le misure di prevenzione anti-Covid non possono, né devono affievolirsi fino a perdersi nella diffusa convinzione di una presunta incolumità oramai già pienamente acquisita. Non è così! La pandemia, affidata alle mutazioni capricciose di un virus tutt’altro che sconfitto, può rimanifestarsi con rapidi incrementi di casi giornalieri, questa volta allargati a tutte le fasce d’età, e con conseguenti ricoveri e decessi.

Certo è il vaccino che conferisce la giusta protezione in breve tempo. Ed è auspicabile che la piena vaccinazione di tutte le fasce di popolazione ad alto rischio di Covid venga effettuata nel più breve tempo possibile per continuare a tenere bassi ricoveri e decessi. Così come è sperabile che tutte le persone già sottoposte alla somministrazione della prima dose di vaccino, possano ricevere una seconda dose nel giusto intervallo di tempo previsto per ogni singola tipologia di vaccino.

Intanto non dismettere le mascherine, non accontentarsi di coprire solo la bocca, non esibirle come un “accessorio di moda”. Non accalcarsi, non cessare la buona norma del distanziamento, non cedere alla tentazione di immaginare che il tempo critico sia ormai passato.  In occasione, di feste, raduni, incontri allargati non sospendiamo le doverose precauzioni imposte dalla ragione, prima ancora che dai DPCM.

Nelle trattorie e nei ristoranti, riaperti ad un pubblico molto ampio di persone desiderose di socialità e convivialità, si continui ad assicurare il mantenimento di una opportuna distanza tra clienti di tavoli diversi.

Attivarsi per convincere il maggior numero possibile di persone indecise o deviate da “fonti tossiche” ad immunoproteggersi, visto che è proprio grazie alla vaccinazione che è possibile mantenere a livelli gestibili i tassi di incidenza della Covid-19.  

Come possono fare i genitori in vacanza a proteggere i figli in vacanza in sicurezza senza spaventarli?

Intanto, se si tratta di adolescenti dai 12 anni in su, garantire loro una adeguata, opportuna e tempestiva vaccino-protezione considerando che evidenze risultanti da riscontri scientifici più che attendibili documentano dati di efficacia e sicurezza dei vaccini a mRNA, rassicuranti se applicati ad una popolazione di ragazzi di età compresa tra i 12 e i 15 anni. D’altro canto, si tratta di persone nelle quali lo sviluppo del sistema immunitario nelle sue diverse componenti si è già consolidato.  Invece, nei bambini di età inferiori ai 12 anni, nell’attesa di avere riscontri scientifici più esaustivi che, relativamente ai vaccini, possano far pendere decisamente la bilancia “rischi-benefici” sul versante di questi ultimi, rimangono fortemente consigliate le norme generali di prevenzione note. Dunque, il rispetto di precauzioni igieniche basilari (lavare frequentemente e accuratamente le mani con acqua e sapone o disinfettante specifico; non portare le mani in bocca); usare, ove possibile, le mascherine (compatibilmente con l’età dei bambini); nutrirli adeguatamente e, magari, provare a responsabilizzarli sui concetti di sicurezza e salute, senza farli desistere dal desiderio di esplorare ed interagire con l’ambiente e la comunità. 

L’alimentazione del buon sonno

Carola Dubini, Biologa Nutrizionista presso il Servizio di Nutrizione Clinica e Prevenzione Cardiovascolare dell’IRCCS Policlinico San Donato e presso Smart Clinic Cantù, struttura sanitaria del Gruppo San Donato

Il sonno è un fattore essenziale del nostro stile di vita che contribuisce alla salute generale: è importante per l’elaborazione neurologica e il ripristino fisiologico e apporta benefici alla salute mentale e fisica.

Infatti, numerosi studi che valutano gli effetti sulla salute della qualità del sonno hanno dimostrato che influenza anche il benessere emotivo, la funzione cognitiva e le prestazioni diurne.

Nell’uomo, dormire poco e/o in modo disturbato altera l’attività del sistema nervoso simpatico, compromette la tolleranza al glucosio e altera i livelli ormonali.

Dormire meno di 7 ore per notte è associato ad un rischio più elevato di sviluppare malattie cardiovascolari, tra cui ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, infarto del miocardio e ictus.

Inoltre, è stata dimostrata una stretta relazione tra sonno, maggiore reattività emotiva e ridotta memoria e attenzione.

Le raccomandazioni della National Sleep Foundation (NSF) sulla durata del sonno differiscono per ogni fase della vita, purtroppo la discrepanza tra la durata del sonno effettiva e quella raccomandata inizia presto: diminuisce drasticamente già dall’infanzia all’adolescenza, a causa dei cambiamenti dello sviluppo e dell’ora in cui si va a letto, per poi proseguire con l’età adulta.

Diversi fattori dello stile di vita influiscono negativamente sul sonno perché interferiscono con il ritmo circadiano (dal latino “circa”, che significa “intorno”, e “dies”, che significa “giorno”: intorno al giorno) che oscilla in cicli di 24 ore e che orchestra i normali cicli fisiologici che avvengono ogni giorno. Il ritmo circadiano è controllato sia dai componenti genetici interni dell’orologio biologico sia da fattori esterni, compresi quelli dell’alimentazione e dell’ambiente.

Un’alimentazione equilibrata è fondamentale per predisporre e facilitare l’innesco ed il mantenimento del sonno ed è una componente da tenere in considerazione nella cura dell’insonnia. Innanzitutto, è necessario evitare pasti troppo abbondanti la sera cercando di ripartire in modo equilibrato le calorie durante tutto l’arco della giornata tra colazione, pranzo e spuntini e di consumare un pasto leggero a cena. Inoltre, è consigliabile non consumare alimenti difficili da digerire, come i cibi ricchi in grassi o che contengano glutammato monosodico, ma prediligere alimenti ricchi di calcio, magnesio e vitamine che favoriscono il rilassamento dell’organismo. È importante evitare il consumo di cibi fritti e prediligere metodi di cottura semplici come al vapore, ai ferri, alla griglia per una migliore e più facile digestione. Anche consumare alimenti che contengono triptofano può aiutare a conciliare un buon sonno perché tale aminoacido favorisce la produzione di melatonina, l’ormone che regola il ciclo sonno-veglia. Le bevande che contengono sostante nervine eccitanti, come il caffè, il tè, il ginseng e le bevande zuccherate, non andrebbero consumate dopo le 14.00.


In particolare, in una cena equilibrata che favorisca il sonno non dovrebbero mai mancare:

  • Carboidrati complessi come pasta, riso, pane e riso, meglio se integrali, la carenza di
    carboidrati può indurre la veglia e il desiderio di cibo nel pieno della notte;
  • Proteine di alta qualità, prediligendo il consumo di pesce e di legumi (almeno 3 volte
    alla settimana);
  • Verdura di stagione (meglio se consumata a crudo o cotta al vapore il meno
    possibile), in particolare a foglia verde perché ricca di sali minerali come potassio,
    magnesio calcio e selenio ad esempio lattuga, spinaci e cavoli;
  • Frutta fresca oppure frutta secca, ricca di triptofano (come mandorle, noci o
    nocciole).

Oltre ad un’alimentazione sana ed equilibrata esistono piccoli accorgimenti da poter
mettere in campo per contrastare l’insonnia:

  • Nelle ore serali evitare attività fisicamente impegnative, come fare sport, leggere un
    libro impegnativo, studiare o lavorare perché tenere la mente troppa attiva
    impedisce la fase di rilassamento pre-sonno;
  • Evitare l’utilizzo di smartphone, tablet e pc perché la luce emessa può inibire il
    rilascio di melatonina e, quindi, rendere difficile l’addormentamento;
  • Eliminare caffè e fumo, sostanze eccitanti che vanno limitate il più possibile;
  • Cercare di coricarsi sempre alla stessa ora.

Bibliografia

Adafer R, Messaadi W, Meddahi M, et al. Food Timing, Circadian Rhythm and Chrononutrition: A Systematic
Review of Time-Restricted Eating’s Effects on Human Health. Nutrients. 2020;12(12):3770. Published 2020
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Binks H, E Vincent G, Gupta C, Irwin C, Khalesi S. Effects of Diet on Sleep: A Narrative Review. Nutrients.
2020 Mar 27;12(4):936. doi: 10.3390/nu12040936. PMID: 32230944; PMCID: PMC7230229.
Dibner C., Schibler U., Albrecht U. The mammalian circadian timing system: organization and coordination
of central and peripheral clocks. Annual Review of Physiology. 2010;72(1):517–549. doi:
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Huang W, Ramsey KM, Marcheva B, Bass J. Circadian rhythms, sleep, and metabolism. J Clin Invest. 2011
Jun;121(6):2133-41. doi: 10.1172/JCI46043. Epub 2011 Jun 1. PMID: 21633182; PMCID: PMC3104765.
St-Onge MP, Mikic A, Pietrolungo CE. Effects of Diet on Sleep Quality. Adv Nutr. 2016 Sep 15;7(5):938-49.
doi: 10.3945/an.116.012336. PMID: 27633109; PMCID: PMC5015038.
Zhao M, Tuo H, Wang S, Zhao L. The Effects of Dietary Nutrition on Sleep and Sleep Disorders. Mediators
Inflamm. 2020 Jun 25;2020:3142874. doi: 10.1155/2020/3142874. PMID: 32684833; PMCID: PMC7334763.

LA SINTONIZZAZIONE EMOTIVA (di Eva Ragnoli – Psicologa Perinatale)

Riconoscere e capire le emozioni dei bambini che cercano di esprimere attraverso la comunicazione NON verbale e molto importante perché concorrono a formare quello che sarà la sua struttura psichica e la sua personalità. 

Sintonizzazione emotiva significa comprensione e condivisione degli stati emotivi di un’altra persona. 

Tra le competenze genitoriali ci deve essere anche la capacità dunque di capire il bambino anche attraverso il suo comportamento. 

Entrare in sintonia emotiva con i propri figli non è sempre facile soprattutto quando il comportamento dei bimbi ci sembra irrazionale o esagerato. 

In queste situazioni, si tende a concentrarsi sui fatti e sulle soluzioni cercando di risolvere il più in fretta possibile l’evento critico un po’ perché ci mette a disagio, un po’ perché non abbiamo tempo, un po’ perché siamo in difficoltà. 

È più che comprensibile voler risolvere l’evento critico ma la fretta di risolverlo potrebbe non aiutare nostro figlio a superare le difficoltà. Frasi come “ non è niente, forza”, “ passa subito, non piangere”, sono molto

Poco utili quando il bambino è in preda a forti emozioni. 

Piuttosto utilizziamo un tono affettuoso, dimostriamogli che capiamo come si sente, cerchiamo un contatto fisico amorevole, facciamo in modo che il bambino si senta capito, sostenuto e non sminuito per le emozioni che sta provando. 

Una volta calmato, possiamo iniziare a trovare una soluzione al problema insieme a lui. 

💕e voi come fate quando vedete i vostri figli in difficoltà? 

Riuscite ad entrare in empatia? 

Elezione del Senato: sì definitivo al voto dei 18enni (di Draga Rocchi)

Approvato oggi, 8 luglio 2021, in via definitiva il Ddl costituzionale che abbassa l’età di voto per il Senato da 25 a 18 anni. Il testo, passato con maggioranza assoluta nell’aula di Palazzo Madama,  modifica l’art. 58 della Costituzione in materia di elettorato per l’elezione del Senato della Repubblica, sopprimendo il vincolo d’età che riservava la facoltà di voto solo a chi avesse compiuto 25 anni. Da oggi, come già accade per la Camera, sarà permesso ai 18enni di partecipare all’elezione dei senatori.

È una giornata storica per la nostra Repubblica: un passo avanti che rafforza la capacità decisionale del sistema democratico. Dalle prossime elezioni, per la prima volta, circa 4 milioni di giovani elettori potranno votare per entrambe le Camere.

E il messaggio è forte: la politica ha bisogno dei giovani, del loro coinvolgimento e della loro capacità di scegliere.  

L’estensione del diritto di voto al Senato ai 18enni offre un nuovo strumento di partecipazione e sfata il falso mito dei giovani disinteressati alla politica, dando voce ad una generazione che ha dimostrato, con grandi manifestazioni di piazza, di voler dire la sua su temi centrali come l’ambiente e i diritti. Oggi quelle richieste di un nuovo protagonismo entrano in modo ufficiale nel sistema, per rinnovarlo.

Finalmente i giovani avranno più forza nella scelta dei loro rappresentanti e saranno più coinvolti nella possibilità di costruire il loro futuro.

Questo nuovo diritto porta con sé una responsabilità per tutti: è decisivo formare cittadini consapevoli, dotati di senso critico e desiderosi di partecipare alla vita pubblica. È una riforma culturale, una cura alla sterilità dell’antipolitica.

Ora è davvero in gioco la formazione di un’estesa coscienza civica.

Il voto di oggi restituisce centralità al Parlamento e chiama a gran voce i più giovani a partecipare ai processi decisionali: da passivi destinatari delle politiche pubbliche, i giovani potranno essere protagonisti responsabili, diventando il cuore e il motore del processo di riforma del Paese.

Nutriamo di diritti la società

Parlare di diritti significa parlare di persone. Dall’11 al 15 novembre gli uni e le altre saranno al centro dell’edizione 2021 di Time4child, convinti che far conoscere agli studenti e alle studentesse i loro diritti è il primo passo per diffonderli.

I diritti nelle loro molteplici declinazioni saranno al centro di “Feed The Future”, l’evento 2021 di Time4child. Dall’11 al 15 novembre incontri e focus, in presenza e online, accompagneranno studenti e studentesse in un percorso di crescita e consapevolezza, attraverso storie, esperienze, saperi che possono fare la differenza nelle loro scelte di vita, studio e lavoro.

Parlare di diritti significa parlare di persone, di tutto ciò che influisce e condiziona la loro felicità, la loro libertà e la salute. I diritti, infatti, sono il prerequisito del futuro. E la metafora del nutrimento, sulla quale si fonda l’edizione 2021, abbraccia tutto ciò che, passando per l’area dei diritti, nutre la nostra società e la rende un luogo migliore.  

Non può esserci, infatti, salute senza diritto alla salute di genere, cioè a cure che tengano conto delle differenze di genere. Non esiste vera libertà senza l’abbattimento delle barriere mentali che impediscono piena realizzazione della parità e dell’uguaglianza, o l’incontro e l’integrazione tra popoli e culture. Non c’è tutela dell’ambiente senza presa di coscienza che essa è fortemente correlata alle pratiche di produzione del cibo, alla sicurezza sui luoghi di lavoro, alla formazione.

Per questo svilupperemo i seguenti temi:

  • il diritto di conoscere i propri diritti, dalla salute alla tutela da minacce e violenze;
  • il diritto delle donne all’autodifesa, anche attraverso pratiche sportive di combattimento non violento;
  • il diritto alla parità in ogni ambito del vivere sociale;
  • il diritto di amare chi si vuole;
  • i diritti di genere e di scelta;
  • il diritto di essere informati sulla trasformazione sostenibile;
  • il diritto di scegliere e, scegliendo, indirizzare lo sviluppo economico;
  • il diritto di crescere come persone migliori, imparando a riconoscere le radici della rabbia, dei pregiudizi e delle discriminazioni.

Conoscere e comprendere a fondo i nostri diritti è il primo passo per diffonderli e sostenerli con azioni di concreto rispetto e tutela. 

Puoi far parte anche tu di questo viaggio come partner, sponsor o con una testimonianza da portare.

Parità e violenza di genere: come parlarne alle medie? L’esperienza di Matera.

24 storie di donne, due secoli di leggi discriminatorie.

L’emozione e le lacrime di ragazzi e ragazze che imparano quando la storia che raccontano con le loro parole sembra diventare anche la loro. Una best practice che arriverà a novembre in Parlamento e potrebbe divenire la base per introdurre la parità di genere a scuola.

Il 4 giugno 2021 è stato presentato a Matera NON T’AMO DA MORIRE, evento nel quale è stata anticipata la pubblicazione di un libro scritto dagli studenti e dalle studentesse della 1H e della 3E dell’Istituto Comprensivo “Giovanni Pascoli”, nato dal progetto ‘Piccole grandi donne’ coordinato dalla professoressa Grazia Tantalo, che sarà pubblicato ad ottobre di quest’anno.

Era presente anche l’avvocato Stefania Ascari, parlamentare e prima firmataria del Codice Rosso, che è arrivata a Matera per partecipare all’incontro del 4 giugno. L’appuntamento è stato organizzato con l’associazione “Anna Rosa una di noi”, che lavora per la prevenzione del femminicidio, nel ricordo di una giovane donna materana uccisa dal suo ex convivente.

Se ogni ragazzo o ragazza racconta la storia di una donna vittima di violenza, allora e in parte diventa quella donna, si immedesima – spiega Tantalo -. Far scrivere i ragazzi, far sì che utilizzino le loro parole per raccontare le storie altrui fa sì che quanto raccontano diventi parte del loro vissuto. Ho visto i miei studenti piangere ascoltando le storie delle donne uccise e commuoversi incontrando i padri e sorelle delle vittime. E non c’è modo migliore di far capire che la violenza di genere è un abominio se non quello di fare entrare i giovani con tutte le scarpe in queste storie”.

Un metodo valido per ogni classe di età?

No, ma il tema della parità di genere può essere declinato in modi diversi a seconda delle classi. Con la prima media abbiamo ricostruito le radici storiche della diseguaglianza di genere e la lunga, lenta e tardiva marcia per correggere la discriminazione. Partiamo dall’assenza di diritti, da quello del voto alla possibilità di scegliere chi sposare; affrontiamo il codice fascista Rocco, il reato di “abbandono del tetto coniugale”; il delitto d’onore (abolito nel 1981) per arrivare al riconoscimento dello stupro come atto contro la persona e non contro la morale (1996) e, infine, alle norme contro reati “nuovi” come lo stalking e il revenge porn (Codice Rosso, 2019). Con i ragazzi e le ragazze di terza media, invece, si possono affrontare le storie delle vittime: le donne uccise o sfigurate.

Quale è la reazione degli studenti?

Stupore, commozione, capacità di ‘rendersi conto’. I ragazzi sono molto più ‘svegli’ di quanto si creda. Sono più ‘avanti’ di quello che la scuola e la società è pronta a riconoscere. Anche sul tema della sessualità, almeno una parte di essi. I ragazzi sono, anche e per fortuna, flessibili. Sono immersi in un universo di stereotipi e li assorbono come spugne: la donna non sa guidare; la donna non sa fare questo o quello; etc. Ma, a differenza degli adulti, non li hanno interiorizzati. Io stessa sono vittima dei pregiudizi sulle donne che mi condizionano anche se li riconosco come tali. I ragazzi hanno la plasticità di abbandonare i pregiudizi con la stessa naturalezza con la quale li hanno assorbiti, se si mostra loro che sono sbagliati. Infine, i ragazzi sanno stupirti. Sembra che non ascoltino, si guardano in giro ma, improvvisamente, rivelano turbamento e profondità eccezionali. Ascoltando le storie delle vittime, le domande che pongono (che fine faranno i figli dell’uccisa?) o il dilemma morale che individuano subito (deve un figlio/a denunciare un padre violento?) testimoniano il loro livello di comprensione.

Trattate anche delle origini della violenza di genere?

Solo di quelle storiche e del ruolo negativo che può avere una cultura oppressiva. Non delle radici sessuali ed emotive: la rabbia maschile, il senso del possesso fisico, il delirante concetto dell’onore non li tocchiamo. Anche se penso che i ragazzi sarebbero più pronti ad affrontarli di quanto scuola o famiglie siano disposte ad accettare.

Ma la materia della parità di genere potrebbe applicarsi all’intero arco scolastico?

Sì, esatto. Il percorso che abbiamo avviato può essere replicato nelle scuole medie, ma può anche continuare nelle superiori e iniziare alle elementari. È uno spunto. Perché con i più grandi si possono affrontare le dinamiche interiori, mentre con i più piccoli si possono togliere le radici dei i pregiudizi con facilità. Quello che è centrale è che, se si vogliono piantare i semi della parità e sradicare quelli della violenza, non c’è età migliore che quella scolare.

Come continuerà il progetto?

Lo porteremo in Parlamento come una best practice dopo l’estate. Un traguardo fantastico per riconoscere agli studenti il loro lavoro. Un grazie va all’impegno di Stefania Ascari, parlamentare italiana e prima firmataria del “Codice Rosso” che è un’entusiasta sostenitrice di progetti come il nostro. E poi continueremo, come ogni anno, ad insegnare, mostrando l’origine e la falsità dei pregiudizi, cercando di dare a ragazzi e ragazze gli strumenti per liberarsi delle catene e delle tossicità del passato e vivere, assieme, meglio e in un mondo migliore.

La storia di Marzia – il racconto in prima persona di una ragazza normale che divenne dipendente dall’eroina ma si salvò prima del precipizio

“Non l’avevo più scritto io il mio libro, era stato scritto da altre persone. Non ero più in grado di decidere per me stessa, allora mi sono detta: non ho più niente da perdere”. Con queste parole Marzia Carpinelli, da San Patrignano, presenta la sua storia: il lungo percorso della dipendenza da droghe fino al suo percorso di rinascita attraverso un metodo semplice ed efficace che scioglie le paure e la morsa del dolore. 

Nel 2020 Time4child ha incontrato Marzia, che ha condiviso con studenti e studentesse il suo vissuto raccontando online il meccanismo e le coincidenze che, a 18 anni, l’hanno resa dipendente dalla droga. Oggi lavora a San Patrignano, comunità in cui lei è entrata a 25 anni.  La sua storia inizia qualche anno prima. 

Marzia nasce in una famiglia normale e trascorre un’infanzia felice fino ai 18 anni, momento in cui, si verifica un punto di rottura: suo padre scopre di avere il cancro. Si ritrova così a vivere una situazione che non aveva mai provato prima. I suoi genitori devono spostarsi forzatamente in un’altra regione e lei rimane sola con il fratello maggiore. Inizia a sentirsi abbandonata, si chiude in sè stessa, e non racconta a nessuno quello che sta passando.

Marzia avverte un carico di responsabilità grande, per una ragazza di 18 anni, non chiede aiuto, vuole apparire forte di fronte ai suoi amici, non vuole mostrare le sue debolezze. Si crea un personaggio e si nasconde dietro ad esso: così il suo malessere si trincera dentro di lei.

L’incapacità di verbalizzare le toglie la possibilità di sfogarsi, ricevere conforto, trovare soluzioni. Non ha punti di riferimento. In questa circostanza conosce un ragazzo che fuma cannabis, e nel momento in cui lui gliela offre lei accetta. Dietro questo gesto c’è un bisogno di lasciarsi andare, di allentare la presa della sua ansia interiore che la fa sentire male dovunque sia.

In quel momento la sua fragilità la rendeva bersaglio per essere colpita da questa “novità” della droga; per ogni problema la soluzione era la sostanza e, nel giro di pochi mesi, la cannabis non bastava più. Per lei era iniziato il declino.

Tuttavia, mentre Marzia si faceva del male, fuori lei faceva del bene. Nello stesso periodo aveva creato una ONLUS per i ragazzi del suo paese, che vivevano in un contesto familiare che non garantiva loro un andamento scolastico sano ed equilibrato, ed è in questa circostanza che ha conosciuto un altro ragazzo che l’ha portata a provare la cocaina. 

La droga non era un piacere, era un sollievo per tutti i problemi che non venivano affrontati, perché creavano un dolore che doveva essere anestetizzato. Tutte le sue paure e le sue paranoie si addormentavano nella droga: aveva apparentemente trovato un modo per evadere e non essere presente. 

Inizia a diventare dipendente dalla cocaina per essere accettata sia dal nuovo ragazzo sia dal nuovo gruppo di “amicizie” che si era creata, ma anche in questo contesto non si sente accettata. La dipendenza era diventata duplice: dalla sostanza e dall’accettazione del gruppo. “Non l’avevo più scritto io il mio libro, era stato scritto da altre persone. Non ero più in grado di decidere per me stessa, allora mi sono detta: non ho più niente da perdere”. A questo punto Marzia passa all’eroina, non le importa più di niente, e quando nemmeno l’eroina fumata basta più e dovrebbe passare all’iniezione, capisce di essere arrivata a un punto di non ritorno: il baratro era vicinissimo. Per fortuna ha avuto un brivido di rigetto davanti all’ago, ha avuto paura e, solo allora, ha chiesto aiuto ai suoi genitori.

Il punto di svolta è arrivato quando è entrata in contatto con la comunità di San Patrignano, che ha dei centri di ascolto in tutta Italia, per ragazzi con le sue stesse difficoltà. Lì è iniziato il suo percorso di cura, di rinascita. 

Per Marzia il modo migliore di risolvere i problemi è riconoscere che esistono e, guardandoli in faccia, capire che possono essere abbracciati in uno sguardo; capire che non sono infiniti, né così grandi da non poter essere risolti. Sentirsi schiacciare, evadere, fuggire fanno rimanere i problemi dove stanno, e li fanno sembrare più grandi. Soltanto il coraggio di affrontare quello che crea dolore permette di scoprire la soluzione nel percorso, scoprendo anche che le difficoltà erano meno grandi di quanto si pensasse. 

Il metodo giusto? Riuscire a porsi degli obiettivi giornalieri e portarli a termine: questa è la chiave del successo per tornare ad avere fiducia e stima in sè stessi e difendersi sia dalle paure interne che dai pericoli del mondo esterno. 

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