La storia di Marzia – il racconto in prima persona di una ragazza normale che divenne dipendente dall’eroina ma si salvò prima del precipizio

“Non l’avevo più scritto io il mio libro, era stato scritto da altre persone. Non ero più in grado di decidere per me stessa, allora mi sono detta: non ho più niente da perdere”. Con queste parole Marzia Carpinelli, da San Patrignano, presenta la sua storia: il lungo percorso della dipendenza da droghe fino al suo percorso di rinascita attraverso un metodo semplice ed efficace che scioglie le paure e la morsa del dolore. 

Nel 2020 Time4child ha incontrato Marzia, che ha condiviso con studenti e studentesse il suo vissuto raccontando online il meccanismo e le coincidenze che, a 18 anni, l’hanno resa dipendente dalla droga. Oggi lavora a San Patrignano, comunità in cui lei è entrata a 25 anni.  La sua storia inizia qualche anno prima. 

Marzia nasce in una famiglia normale e trascorre un’infanzia felice fino ai 18 anni, momento in cui, si verifica un punto di rottura: suo padre scopre di avere il cancro. Si ritrova così a vivere una situazione che non aveva mai provato prima. I suoi genitori devono spostarsi forzatamente in un’altra regione e lei rimane sola con il fratello maggiore. Inizia a sentirsi abbandonata, si chiude in sè stessa, e non racconta a nessuno quello che sta passando.

Marzia avverte un carico di responsabilità grande, per una ragazza di 18 anni, non chiede aiuto, vuole apparire forte di fronte ai suoi amici, non vuole mostrare le sue debolezze. Si crea un personaggio e si nasconde dietro ad esso: così il suo malessere si trincera dentro di lei.

L’incapacità di verbalizzare le toglie la possibilità di sfogarsi, ricevere conforto, trovare soluzioni. Non ha punti di riferimento. In questa circostanza conosce un ragazzo che fuma cannabis, e nel momento in cui lui gliela offre lei accetta. Dietro questo gesto c’è un bisogno di lasciarsi andare, di allentare la presa della sua ansia interiore che la fa sentire male dovunque sia.

In quel momento la sua fragilità la rendeva bersaglio per essere colpita da questa “novità” della droga; per ogni problema la soluzione era la sostanza e, nel giro di pochi mesi, la cannabis non bastava più. Per lei era iniziato il declino.

Tuttavia, mentre Marzia si faceva del male, fuori lei faceva del bene. Nello stesso periodo aveva creato una ONLUS per i ragazzi del suo paese, che vivevano in un contesto familiare che non garantiva loro un andamento scolastico sano ed equilibrato, ed è in questa circostanza che ha conosciuto un altro ragazzo che l’ha portata a provare la cocaina. 

La droga non era un piacere, era un sollievo per tutti i problemi che non venivano affrontati, perché creavano un dolore che doveva essere anestetizzato. Tutte le sue paure e le sue paranoie si addormentavano nella droga: aveva apparentemente trovato un modo per evadere e non essere presente. 

Inizia a diventare dipendente dalla cocaina per essere accettata sia dal nuovo ragazzo sia dal nuovo gruppo di “amicizie” che si era creata, ma anche in questo contesto non si sente accettata. La dipendenza era diventata duplice: dalla sostanza e dall’accettazione del gruppo. “Non l’avevo più scritto io il mio libro, era stato scritto da altre persone. Non ero più in grado di decidere per me stessa, allora mi sono detta: non ho più niente da perdere”. A questo punto Marzia passa all’eroina, non le importa più di niente, e quando nemmeno l’eroina fumata basta più e dovrebbe passare all’iniezione, capisce di essere arrivata a un punto di non ritorno: il baratro era vicinissimo. Per fortuna ha avuto un brivido di rigetto davanti all’ago, ha avuto paura e, solo allora, ha chiesto aiuto ai suoi genitori.

Il punto di svolta è arrivato quando è entrata in contatto con la comunità di San Patrignano, che ha dei centri di ascolto in tutta Italia, per ragazzi con le sue stesse difficoltà. Lì è iniziato il suo percorso di cura, di rinascita. 

Per Marzia il modo migliore di risolvere i problemi è riconoscere che esistono e, guardandoli in faccia, capire che possono essere abbracciati in uno sguardo; capire che non sono infiniti, né così grandi da non poter essere risolti. Sentirsi schiacciare, evadere, fuggire fanno rimanere i problemi dove stanno, e li fanno sembrare più grandi. Soltanto il coraggio di affrontare quello che crea dolore permette di scoprire la soluzione nel percorso, scoprendo anche che le difficoltà erano meno grandi di quanto si pensasse. 

Il metodo giusto? Riuscire a porsi degli obiettivi giornalieri e portarli a termine: questa è la chiave del successo per tornare ad avere fiducia e stima in sè stessi e difendersi sia dalle paure interne che dai pericoli del mondo esterno. 

GUARDA L’INTERVISTA COMPLETA 

I rischi delle nuove droghe: con il Covid il consumo non si arresta

La psicologa clinica Francesca Maisano lancia l’allarme sulle sostanze sintetiche e rilancia il ruolo della scuola per la prevenzione.

I rischi dell’uso e abuso di sostanze tra gli adolescenti crescono con l’aumento dell’offerta. I nuovi oppioidi sintetici producono una dipendenza feroce e molto aggressiva. E il lockdown prolungato ha avuto come conseguenza una proliferazione delle vendite sul dark web. Time4child continua a parlarne con testimoni e professionisti, proseguendo un filone di ricerca che vuole offrire a studenti e studentesse l’esperienza viva  e reale di chi la droga l’ha subita o ne ha visto in prima persona gli effetti. In questo articolo ne parliamo con la Dott.ssa Francesca Maisano, psicologa clinica e psicoterapeuta, referente del Centro Adolescenti Casa Pediatrica – ASST Fatebenefratelli Sacco, che ci offre una panoramica delle criticità vecchie e nuove, a partire dal bisogno di “parlare di più dei rischi connessi alle sostanze, a partire dalla scuola”.

Quali sono le cose più importanti che un adolescente deve sapere sulla droga?

Le droghe sono sostanze chimiche o derivate da piante che possono causare alterazioni mentali, emotive e fisiche. Spesso i ragazzi quando ne fanno uso, lo fanno con l’intento di sentirsi più disinibiti e sciolti, per divertirsi con gli altri, ecc. In realtà quello che succede è che le droghe modificano l’umore e il modo di relazionarsi con gli altri, nel senso che vanno a provocare una modificazione delle funzioni biologiche, agendo sul Sistema Nervoso Centrale, provocando dipendenza.

Qual è la cosa giusta da dire a ragazzi tra i 15 e i 19 anni, che vada oltre “non drogarti” e “non bere”?

Spesso i ragazzi pensano di poter gestire l’assunzione di sostanze, ma di frequente questo non avviene e l’uso può diventare abuso. Ciò induce ad assumere nuovamente la sostanza e a passare in breve da un uso saltuario a un uso giornaliero, innescando un’elevata dipendenza psicologica. L’uso cronico può comportare cambiamenti di umore repentini e frequenti, ansia, disturbi dell’attenzione e della memoria, alterazioni sessuali e allucinazioni visive, udite e tattili. È importante che i ragazzi pensino a questo. Bisogna informarsi sempre e riflettere. Chi ha paura delle sostanze vuol dire che conosce gli effetti avversi. 


Le droghe sono più pericolose oggi rispetto a qualche decennio anni fa?

Le droghe tutte sono pericolose. Oggi si assiste sempre più a una maggiore diffusione di nuove sostanze psicoattive (oppiacei, stimolanti, depressive…) con un consumo sempre più diffuso tra i giovani. Chi le assume spesso non conosce gli effetti collaterali di queste droghe sul Sistema Nervoso Centrale. Al contrario delle droghe tradizionali, quelle sintetiche vengono vendute quasi esclusivamente su internet, con una facilità di reperimento sempre più dilagante tra i giovani.

L’assunzione di droghe è trasversale o colpisce strati sociali in maniera diversa?

È trasversale e gli effetti pericolosi valgono per tutti, soprattutto per quei ragazzi particolarmente vulnerabili, il cui forte consumo di sostanze psicoattive spesso si associa alle loro sofferenze psichiche. 


L’uso cresce o diminuisce? Il Covid ha chiuso i luoghi del consumo o li ha semplicemente sostituiti?

Con la pandemia è probabile che gli assuntori di sostanze d’abuso si siano rivolti al mercato illegale del dark web (il web nascosto/sommerso). Dai dati delle Forze dell’Ordine di quest’ultimo anno sembrerebbe che l’epidemia Covid-19 abbia aumentato la domanda di droga attraverso il web. 

Cosa hanno portato di nuovo le droghe sintetiche?

Le droghe sintetiche sono pericolosissime. Non si conosce il loro contenuto ed è difficile analizzarle nella loro totalità. Spesso contengono sostanze chimiche non identificate e gli effetti sulla mente e sull’organismo sono sconosciuti. Gli oppioidi sintetici danno una dipendenza feroce e molto aggressiva.


Cosa bisogna fare per schermare i giovani dai danni peggiori? Approccio ‘piscologico-sanitario’ (analizzare le pasticche fuori dalle discoteche) o repressivo?

L’argomento delle sostanze dovrebbe essere trattato molto di più, a partire dalla scuola, in modo preventivo. Non tutti i ragazzi sanno i rischi a cui vanno incontro usando le droghe. Pensiamo all’alcol, che è una sostanza a tutti gli effetti. Nel nostro Paese l’alcol è legale e gli adulti di frequente non si accorgono che il primo consumo alcolico dei figli avviene in casa. Molti ragazzi hanno l’errata idea che non tutte le sostanze facciano male allo stesso modo e anche questo deve essere meglio spiegato, affinché possano comprendere la gravità del loro uso. Bisogna che il tema venga affrontato in più occasioni, che vanno dalla scuola ai centri ricreativi e ai centri di salute per dare maggiori informazioni e una maggiore consapevolezza su questo tema. 

Droga in adolescenza. Le 4 cose importanti da sapere

Il 26 giugno è la Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico di droga. Istituita dall’Onu nel 1987, ha tra i suoi scopi il rafforzamento della cultura che argina e ripara al consumo di sostanze stupefacenti e di alcol.

Le droghe fanno più male durante l’età dello sviluppo.

Nel periodo adolescenziale possono insorgere esigenze che non sempre riescono a essere soddisfatte. Il bisogno di comunicare, la necessità di dare un’immagine di sé positiva, la ricerca stessa del piacere o la necessità di estraniarsi dalla realtà. Droghe o alcol danno l’illusione di raggiungere gli obiettivi evidenziati. Ma per quanto tempo? E, soprattutto, a che prezzo?

 
Ogni droga fa male, ma durante l’età dello sviluppo i danni sono maggiori e possono provocare effetti negativi anche nel tempo, a volte irreversibili. Allo stesso modo, l’assunzione di bevande alcoliche al di sotto dei 18 anni, o il consumo sregolato a qualsiasi età possono essere causa anche di infarto o di ictus. Senza dimenticare che droghe o alcol causano il 35-40% degli incidenti stradali con morti o lesioni gravi. Conoscere le conseguenze nefaste delle droghe e dell’uso di alcol è fondamentale. Il cervello umano non si sviluppa completamente prima dei 23-25 anni: per questo gli effetti delle sostanze tra i giovani rischiano di diventare devastanti.

Il meccanismo delle dipendenze.

Ogni forma di dipendenza si fonda sul circuito di ricompensa e rinforzo, che sfocia in un meccanismo di tolleranza e astinenza. Ciò può generare disturbi comportamentali e di personalità, come altre patologie.

Secondo uno studio dell’ESPAD (Progetto europeo di Indagine sulla Scuola per l’alcol e le altre droghe), circa il 28% degli studenti italiani tra i 15 e i 19 anni afferma di aver fatto uso almeno una volta di una o più sostanze illegali o di alcol. Tra le motivazioni emergono: la necessità di alterare lo stato di coscienza o di sperimentare sensazioni diverse o più intense, il tentativo di staccarsi dalla quotidianità, la voglia di essere più disinibiti o socievoli, il bisogno di saldare un senso di appartenenza nel gruppo.

Le singole droghe e cosa possono provocare.

Le sostanze psicoattive sono varie e agiscono diversamente sul sistema nervoso:

hanno generalmente un’azione sedativa gli oppiacei (eroina, cocaina, oppio, codeina, metadone) e quelle sostanze che vengono definite sedative/deprimenti (alcol, benzodiazepine e barbiturici);

hanno un’azione stimolante sul sistema nervoso centrale sostanze come cocaina, anfetamine, metanfetamine, crack, MDMA;

un terzo gruppo è quello delle sostanze allucinogene (mescalina, LSD, ketamina, cannabinoidi sintetici) e psicodislessiche (marijuana e hashish).

Le sostanze più diffuse nell’Occidente e quindi in Italia sono la cannabis (che appartiene alla categoria delle psicodislessiche), la cocaina e l’MDMA. Poi l’alcol.

Cannabis. Le due principali tipologie di effetti sull’individuo provengono dai due principi chimici che caratterizzano marijuana e hashish. Il THC (tetraidrocannabinolo) ha generalmente effetti euforizzanti, provoca distorsioni spazio-temporali, alterazioni sensoriali. il CBD (cannabidiolo) ha, invece, effetti rilassanti, sedativi, ansiolitici. Studi recenti mettono in relazione l’uso di cannabis a disturbi gravi come psicosi cronica o, addirittura, l’insorgenza della schizofrenia.

MDMA. Nella scienza la sostanza si chiama 3,4-metilenediossimetanfetamina. Viene comunemente chiamata MDMA, come pure Ecstasy, e viene descritta come “Droga dell’amore”. Produce effetti stimolanti o eccitanti. Incide sul sistema inibitorio, indebolendolo. Il boom del consumo tra i giovani è stato registrato a partire dagli anni 80-90 nelle discoteche. L’uso provoca danni  al sistema cerebrale. Va ricordato che parte degli incidenti sulle strade, specie nei weekend, è dovuto anche a guidatori sotto l’effetto di sostanze come MDMA e similari.

Cocaina. L’assunzione comporta vari rischi. La sostanza è un vaso costrittore e gli adolescenti possono andare incontro a vasospasmo coronarico, ischemie cerebrali e danni alla mucosa nasale. Sono rilevanti i danni al cervello: frequenti i casi di alterazioni comportamentali, aggressività, non consapevolezza del pericolo, attacchi di panico, insonnia. A lungo termine possono manifestarsi gravi alterazioni paranoidee, allucinazioni visive o uditive. In situazioni di astinenza la depressione è una conseguenza comune.

Alcol. Si può considerare una droga a tutti gli effetti. L’assunzione, come già visto, è una causa frequente di incidenti stradali gravi. A peggiorare il quadro c’è una tendenza: la nascita di nuove abitudini tra i più giovani. Il “Binge drinking”, il bere quantità alte di alcolici in poco tempo fino a stordirsi, è una di queste e rappresenta un fattore di rischio aggiuntivo rispetto all’uso “normale”.

Nutrire il futuro

La nuova edizione di Time4child dall’11 al 15 novembre 2021

Cosa nutre davvero il nostro benessere? In quale modo studio, lavoro, sport, viaggi e relazioni alimentano la nostra mente? Come il cibo trasforma l’ambiente e risponde ai suoi cambiamenti? E come è possibile nutrire la società a partire dai diritti?

Sono queste le domande alle quali risponderà “Feed The Future”, l’evento Time4child in programma dall’11 al 15 novembre 2021.

Pensato per essere un luogo di incontro tra ragazzi e ragazze per permettere il racconto e lo scambio di storie, esperienze e saperi che possono fare la differenza nelle loro scelte di vita, studio e lavoro, Time4child 2021 sarà un percorso di conoscenza del cibo e, attraverso la metafora del nutrimento, del presente.

È il nutrimento, infatti, il tema intorno al quale si svilupperà l’evento: perché per dare forza al futuro, nostro e soprattutto dei ragazzi, è fondamentale nutrire tutte quelle aree che sono centrali nel funzionamento della società.

Come? Mettendo a disposizione dei giovani gli strumenti necessari a leggere il futuro e orientarsi con informazioni corrette, sviluppando pensiero critico e senso di responsabilità.

Ecco allora che Time4child affronterà il nutrimento declinandolo in 4 macroaree tematiche:

SALUTE. Nutrire il nostro corpo è il primo passo per nutrire la salute di esso. L’alimentazione può infatti essere fattore chiave sia per lo sviluppo di alcune malattie che per la longevità, oltre che un potente mezzo per la prevenzione di tumori e patologie metaboliche e cardiovascolari.
MENTE. Nutrire la mente, con cultura e informazione, è una attività fondamentale per sviluppare apertura mentale e comportamentale, favorendo quindi il contatto tra culture, patrimonio delle civiltà. Ed è ciò che al giorno d’oggi segna la linea di confine tra povertà e ricchezza, salute e malattia, legalità e crimine, adolescenza e vita adulta.
SOSTENIBILITÀ. Il nutrimento del nostro pianeta in risposta ai cambiamenti climatici, all’aumento della popolazione, alla transizione verso nuove forme energetiche, alla riduzione di risorse essenziali come acqua e terre coltivabili, alla diffusione di tecniche innovative in agricoltura. Un binomio essenziale per il futuro delle nuove generazioni che intreccia scienza, morale, politica ed etica dei comportamenti.
DIRITTI. Nutrire la nostra società significa passare innanzitutto per l’area dei diritti, che devono essere conosciuti e compresi a fondo per poi essere diffusi ed essere sostenuti con azioni di concreto rispetto e tutela. A partire da una delle più gravi emergenze sociali del tempo, il femminicidio, sono tanti invece i diritti ancora violati. Time4Child parlerà di violenza e di rabbia, ma anche di comprensione e cura, protezione delle vittime e prevenzione nei possibili aggressori.
Se anche tu vuoi diventare un partner nel nostro viaggio e scoprire di più scrivi a info@time4child.com oppure chiama il numero verde 800178717.

Dall’11 al 15 novembre ne discutiamo insieme!

Non si è mai troppo giovani per difendere il mare

Intervista a Enrico Salierno, vicepresidente di Sea Shepherd Italia su come le nuove generazioni possono fare la differenza per il Pianeta e i suoi Mari.

Dopo l’uscita del documentario Seaspiracy, molte persone hanno iniziato ad interrogarsi (e interrogarci) sul futuro degli Oceani. Purtroppo, la situazione degli Oceani (ma anche del mar Mediterraneo), non è buona. Gli Oceani stanno male, anzi, molto male. Si stima che il mar Mediterraneo sia il mare più sovrasfruttato al mondo.

Cosa significa?

Vuol dire che al ritmo attuale, nell’arco di trent’anni, non avremo più pesce a disposizione.

Ma a disposizione di chi?

Riprendiamo le parole del capitano Alex Cornelissen, CEO di Sea Shepherd, che proprio in occasione dell’uscita di questo documentario ci ha invitato a riflettere sul rapporto tra noi ed il Mare. Le creature che abitano i Mari continuano ad essere considerate come oggetti a disposizione del genere umano. Le specie di pesci vengono chiamate “stock”, come se si trattasse di merci e non di essere senzienti. L’estrazione, ma potremmo dire il furto, di forme di vita dal Mare viene descritta come “raccolta”. Le quantità di pesce ed altre creature sono misurate in peso invece che in singoli organismi. Tutte le specie vengono chiamate semplicemente “pesce”. E, infine, ci hanno inculcato a lungo il mito che i pesci non sentano dolore.

È tutto perduto, quindi?

No, affatto. Tutti noi, e soprattutto i più giovani, possiamo fare qualcosa di concreto, proprio ora, per cambiare il futuro del Mare (e del Pianeta). Chi sta leggendo questo testo, forse senza rendersene conto, sta già facendo qualcosa per i Mari: si sta interessando a loro.

Ed è proprio da questo interessamento che può nascere la spinta a collaborare con Sea Shepherd Italia o con altre associazioni che si occupano di tutelare i Mari ed i loro abitanti.

Che età hanno i volontari di Sea Shepherd?

I volontari della nostra associazione sono di molte fasce di età diverse, ma i più giovani rappresentano una fetta importante. E non si è mai troppo giovani per aiutare il Pianeta ed i suoi Mari! Tutti possiamo fare la nostra parte: possiamo condividere le informazioni sulla protezione dell’ambiente, raccogliere un rifiuto in spiaggia (anche se non è il nostro) o provare a ridurre l’uso di plastica e di oggetti usa e getta.

Qual è il rapporto con le Istituzioni?

Dicono però che l’unione faccia la forza: le associazioni come Sea Shepherd riescono a fare la differenza, perché possono collaborare con le istituzioni o con altri gruppi. Il rapporto con le istituzioni, d’altronde, è molto importante, come dimostra la nostra esperienza con il Ministero dell’Ambiente, con la Guardia Costiera o le Capitanerie di Porto, non solo in Italia. Far rispettare la legalità è il primo e importantissimo passo per difendere concretamente i Mari e può diventare un modo per portare l’attenzione su temi che, magari e fino a quel momento, non erano stati considerati dalle leggi in vigore.

Qual è il messaggio di Sea Shepherd a studenti e studentesse di oggi?

Anche le grandi associazioni però sono fatte di singoli individui e tutti, ma proprio tutti, possono contribuire alla difesa dei Mari ed in moltissimi modi. È possibile donare un po’ del proprio tempo, svolgere attività di pulizia delle spiagge o dei fondali, effettuare donazioni, partecipare ad eventi, diffondere post e notizie (incluso questo articolo!), leggere, informarsi e provare ad essere una piccola parte di quel cambiamento che siamo convinti non solo sia necessario, ma sia davvero possibile.

Chiunque sia arrivato a leggere fin qui, ha già iniziato a fare la sua parte. Continuiamo?

Per scoprire di più sul mondo di Sea Shepherd, visita il sito www.seashepherd.it

 

Time4child: il focus 2021 sarà cibo e nutrimento

Dall’11 al 15 novembre 2021 l’evento si focalizzerà sul significato dell’alimentazione per corpo e mente, sostenibilità e ambiente

Il rapporto con il cibo, la cultura e la produzione di esso, sarà la chiave di lettura dell’evento 2021 di Time4child, l’appuntamento pensato per far incontrare studenti e studentesse con le storie, le esperienze, i saperi che possono fare la differenza nelle loro scelte di vita, studio e lavoro.  Far incontrare i giovani con ricercatori, volontari, medici ed esperti nei vari campi dell’attività umana significa, infatti, fornire loro gli strumenti per costruire il loro futuro.

Assieme ad aziende Sponsor ed Enti patrocinatori Time4child 2021 parlerà, perciò, di salute (il cibo come fonte di benessere); mente (gli alimenti che fanno bene alla nostra psiche), sostenibilità (come tutelare il pianeta attraverso l’alimentazione); e diritti (azioni per diminuire il fenomeno della fame nel mondo).

Gli appuntamenti si alterneranno tra offline, in presenza, e online toccando, tra gli altri, temi come:

  • Importanza del rapporto genitori-figli nell’approccio di questi ultimi con il cibo, soprattutto nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza
  • Tendenze più comuni e diffuse, come la passione per il junk food e la sua smaniosa condivisione sui social
  • Tematiche inedite, come il cibo creato con stampanti 3D, nuova frontiera dell’alimentazione e finestra sul futuro

Il cibo nelle sue varie sfumature per la salute della persona, l’economia e l’ambiente sarà, perciò, un tema importante per l’edizione 2021 di Time4child, ma non concluderà il novero delle occasioni di approfondimento.

Dal cibo, infatti, nascerà la metafora del nutrimento, nell’ottica della quale verranno immaginate declinazioni per ogni singola area di Time4child per arrivare, infine, al concetto di nutrimento per la nostra società, un posto dove non dovrebbero esserci differenze di genere, in nessun ambito, bensì armonia e parità (Diritti).

11 al 15 novembre 2021: segnatelo già in agenda.

Se anche tu vuoi diventare un partner nel nostro viaggio e scoprire di più scrivi a info@time4child.com oppure chiama il numero verde 800178717 e ne parleremo insieme!

Time4child lancia “Feed the future”

Dal 11 al 15 Novembre il nuovo evento 2021 parlerà di nutrimento a 360 gradi sia digitalmente che con spin-off fisici.

Time4child non si ferma mai, e non vediamo l’ora di tornare a discutere con professori, istituzioni, scuole e cittadini dei temi più cari a tutti noi per il futuro dei ragazzi. È con grande entusiasmo, perciò, che annunciamo il nuovo evento per il 2021: dall’11 al 15 novembre si terrà Feed the Future, sarà sia in forma virtuale che con spin-off fisici in diverse città italiane.  

A guidare il percorso di scoperta per giovani e famiglie sarà il concetto di nutrimento che spazia dalla mente al corpo, dalla società all’ambiente. Informazione, buone pratiche, esperienze reali attraverseranno l’evento 2021 per raggiungere studenti e studentesse con le informazioni che possono avere un impatto nelle scelte di studio, lavoro, vita e salute.  

Nutrimento futuro si muovono di pari passo, attraversando i pillars che costituiscono la mission di Time4child. Quattro li avete già conosciuti: mente, cibo, salute e sostenibilità. Quest’anno si aggiungerà una quinta area tematica: quella dei diritti. Non è possibile, infatti, immaginare il futuro senza pensare alle lotte fatte e ancora da fare per costruire una società ed un pianeta governato dai valori della parità, dell’uguaglianza, del rispetto e della tolleranza. 

Ecco i valori dai quali partirà la ricerca di Feed the Future spaziando trasversalmente tra discipline, orizzonti e ambiti di approfondimento diversi.   

Qualche esempio? Si parlerà di quali cibi “nutrirsi” per abbattere il rischio di tumori e malattie croniche, quindi, e di come produrli in maniera sostenibile, ma anche di cosa può essere considerato “nutrimento” per la persona e la società oltre la semplice ‘pietanza’. Cultura, società, scuola, mondo del lavoro: la nostra riflessione si muove in maniera trasversale ed attuale. Ecco perché quest’anno verrà presentata la nuova area tematica dei diritti: a nutrire il futuro da costruire assieme alle nuove generazioni saranno, infatti, i diritti, la parità, la fine della violenza di genere, la lotta per i diritti universali, i valori della tolleranza, dell’inclusione e della valorizzazione delle differenze.  

Questi saranno gli ingredienti del futuro al quale Time4child vuole contribuire mettendo in contatto giovani e famiglie con i portatori di esperienza e di visione: medici, attivisti, testimoni, grandi aziende ed istituzioni. 

Ecco il perché di “Feed the future”: mettendo in comune le storie e i saperi è possibile fare la differenza, aiutando le nuove generazioni a costruire il loro percorso. 

Curiosi? Continuate a seguirci tramite i nostri canali social, la newsletter e il nostro sito per scoprire quali grandi sorprese vi aspettano a novembre!  

Fai la differenza! Destina il 5×1000 a Time4child

È gratis per te. Ma è un dono per famiglie e ragazzi che si stanno facendo strada nella vita.

Il 5×1000, perciò, non si dona. Si destina.  A te non costa nulla in più. Ma può fare la differenza nella società.

Perché indicare Time4child per il tuo 5×1000?

Per dare strumenti alle nuove generazioni con i quali capire, studiare, proteggersi.

  • Per disinnescare la minaccia del bullismo, far parlare le vittime, sanare le radici della violenza
  • Per allentare la tremenda morsa della violenza di genere, educare ad un atteggiamento e una percezione di totale parità e armonia tra tutti i generi
  • Per costruire un internet più sicuro per le nuove generazioni
  • Per prevenire le dipendenze da alcool, stupefacenti e gioco d’azzardo patologico
  • Per mettere in contatto i giovani con i percorsi di ricerca, lavoro, studio e gli stili di vita migliori per loro

Non è facile scegliere la propria strada in una società complessa. Time4child nasce per aiutare giovani e famiglie a trovarla.

Aiutaci anche tu a trasformare la complessità in un’occasione

Da dove originano i DCA e quali sono le cause scatenanti

A cura di Junia Finelli, Laureanda in Psicologia

Di cosa parliamo quando nominiamo i disturbi del comportamento alimentare? Si tratta di una macrofamiglia costituita da un insieme di malattie la cui principale caratteristica è quella di esprimere il disagio psichico aggredendo il proprio corpo. Questi sono caratterizzati da un’alterazione persistente della condotta alimentare e da comportamenti finalizzati a controllare il peso e le forme corporee. A queste modificazioni si associa anche una visione distorta della propria immagine corporea, una frequente negazione del disturbo e una marcata resistenza alle cure.

L’anoressia e la bulimia costituiscono gli esempi più classici e noti di disturbi alimentari e per lungo tempo sono stati ritenuti tipici e quasi esclusivi del genere femminile. Secondo indagini svolte nel 2008 (Zerbe) infatti, il 90% di casi di anoressia nervosa riguarda soggetti di sesso femminile. 

Tuttavia, anche gli uomini possono rappresentare nel corso della loro vita la sintomatologia del disturbo alimentare fino a sviluppare il disturbo stesso. Gli uomini raramente lamentano l’aumento di peso o di taglia dei propri vestiti, piuttosto esprimono preoccupazione per la struttura e la forma del proprio corpo, un desiderio di perdere la “flaccidità” e di raggiungere una più classica definizione maschile di massa muscolare.

In particolare, l’anoressia nervosa si caratterizza per il rifiuto del paziente del cibo, accompagnato da una ossessiva paura di ingrassare, un rifiuto di ammettere la gravità delle proprie condizioni fisiologiche, una costante insoddisfazione del proprio aspetto – spesso a loro volta sintomi di disturbi profondi come ansia, depressione, compensazione di eventi traumatici . Chi ne soffre è visivamente sottopeso, a differenza di chi soffre di bulimia nervosa che invece appare in normopeso, o comunque senza variazioni evidenti come nell’anoressia, o in leggero sovrappeso. La bulimia infatti è caratterizzata da una voracità patologica ed eccessiva, a cui seguono comportamenti compensatori inappropriati, dal digiuno all’intensa attività fisica, o addirittura arrivare a condotte di eliminazione, tramite vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi.

Spesso il disturbo alimentare insorge in età prepubere come copertura dei conflitti associati allo sviluppo adolescenziale, quali ad esempio problematiche legate all’autostima, all’identità sessuale e all’indipendenza. Durante l’adolescenza la presenza di numerose conflittualità incentrate attorno al corpo, il sintomo anoressico diventa il possibile sfogo delle più diverse psicopatologie. Le ragazze adolescenti sono infatti spesso preoccupate per la modifica del loro aspetto fisico, dovuto all’aumento della quantità di adipe causata dal nuovo assetto ormonale. Ma il cambiamento ha un valore anche biologico, in termini evolutivi, e sociale, oltre che riproduttivo. Al contrario i maschi sono maggiormente preoccupati dalla mancanza di un’adeguata massa muscolare, che a sua volta si collega ad un significato in termini di potenza, mascolinità e dominanza.

Tra i fattori scatenanti l’anoressia nervosa potrebbe esserci la rapidità con cui si entra nel periodo adolescenziale, sul quale si vanno ad aggiungere anche modelli estetico-culturali confusivi. Le problematiche di autostima, di insoddisfazione per il corpo e di adattamento, possono essere esacerbate non solo dalla pubertà in sé ma dal momento in cui viene raggiunta.

Non è da trascurare che nell’anoressia è frequente il riscontro di problematiche legate anche alla sfera sessuale. È consueto infatti che i medici indaghino le questioni relative alla sessualità e all’identità di genere nei pazienti con disturbi alimentari, per sviluppare misure di prevenzione più efficaci e migliori strategie per l’intervento terapeutico.

I disturbi alimentari tra ragazzi e ragazze: come riconoscerli tra i banchi di scuola

Il punto di vista della Dottoressa Foroncelli Nicolao – insegnante e psicologa

L’adolescenza è una fascia d’età molto complicata, ma anche la preadolescenza non va presa sottogamba: parliamo dei ragazzi soprattutto delle medie. Giovani che cominciano a sviluppare un nuovo concetto di sé, fatto della scoperta dei propri talenti, delle proprie passioni e anche dei propri limiti. Una fase in cui cominciano a scoprire la propria identità sessuale, i propri desideri, il rapporto con il proprio corpo e con quello degli altri. La scuola, quindi, svolge un ruolo più che fondamentale: lo sguardo degli insegnanti, infatti, spesso può arrivare dove non arriva quello dei genitori, osservando dinamiche e campanelli d’allarme. Ne abbiamo parlato con la Dott.ssa Alessandra Foroncelli Nicolao, Psicologa e Insegnante.

Quali sono i segnali a cui un insegnante deve prestare attenzione e che potrebbero rivelare un disagio e un disturbo?

Ogni caso ha le sue specifiche, ma ci sono dei segnali condivisi che non devono essere presi sottogamba. Per esempio, quando vediamo gli studenti sviluppare pensieri ossessivi sull’alimentazione o sullo sport, soprattutto nei casi di danza o ginnastica artistica, o una continua e cieca adorazione di modelli di riferimento lontani dalla realtà, spesso del mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento, che presentano una fisicità estremamente magra o irraggiungibile. Sono da non sottovalutare anche l’assunzione di atteggiamenti poco partecipativi nelle dinamiche di gruppo, dalle feste a scuola fino al comportamento in casa o in classe, la diminuzione dell’attenzione e, chiaramente, repentini cambi di peso.

L’insegnante nota dei comportamenti sospetti in uno degli studenti: come approcciare i genitori?

È sempre un momento molto delicato segnalare a dei genitori le nostre osservazioni, poiché spesso di primo impatto tendono a negare. È fondamentale quindi che l’insegnante abbia un atteggiamento empatico. Il metodo migliore è condividere con loro le nostre osservazioni, chiedendo se i figli assumano lo stesso comportamento sospetto anche nell’ambito familiare, senza farli sentire in colpa nel caso in cui non l’avessero notato. Non scordiamo infatti che spesso chi soffre di disturbi alimentari, soprattutto nel caso dell’anoressia, tende a mentire. Vero è che i genitori di oggi sono molto più consapevoli dei rischi a cui sono esposti i figli, e molto attenti ai loro comportamenti anche in rapporto alla tecnologia.

E la scuola invece come può essere d’aiuto ai ragazzi?

Il ruolo della scuola è fondamentale. Molte scuole hanno lo sportello di ascolto, ma spesso chi ha difficoltà non trova il coraggio di presentarsi da solo. È quindi importante, anche in questo caso, l’empatia e sfruttare la dinamica del gruppo: affrontare in classe il tema della salute mentale, del benessere psicologico, e quindi delle problematiche che un preadolescente potrebbe trovarsi ad affrontare è la strada giusta. Insicurezze, paure per il futuro, vulnerabilità, pensieri nocivi e pericolosi: questi temi vengono affrontati sotto la guida dell’insegnante sotto forma di dibattiti, in cui i ragazzi portano le loro osservazioni su, ad esempio, “le 10 skills fondamentali per la vita”. Inoltre, all’interno delle dinamiche di gruppo è più facile che i compagni e le compagne di ragazzi e ragazze che stanno attraversando un momento difficile vengano a segnalarcelo. Ragionare con loro è sempre la scelta vincente, perché se anche il ragazzo o la ragazza non interviene nel momento di discussione in classe, può partecipare scrivendo nei compiti che assegniamo, sentendosi protetto/a dalla scrittura e a proprio agio nell’entrare in un clima confortevole e sicuro.