Riconnettiamo i bambini al valore del cibo

Dopo la partecipazione a Time4child, la rete Chill-Food Italia annuncia la partenza dei campi-vacanza lanciando una call to action a genitori, insegnanti, imprenditori e policymaker

I bambini, oggi, crescono in una società nella quale sono sempre più deboli i legami che trasmettono il valore del cibo. L’Italia, come il resto del globo, ha vissuto grandi cambiamenti negli scorsi decenni culminati nell’attuale processo di digitalizzazione globale e questi cambiamenti si sono riflessi sui ritmi della vita quotidiana e in famiglia.

Questi cambiamenti epocali non devono essere percepiti come negativi in sé, poiché hanno certamente portato molti vantaggi; tuttavia, vediamo comportamenti – in ambito produttivo, distributivo e di consumo – che hanno ormai dato chiara prova della propria insostenibilità.

Troppo spesso oggi il cibo non viene più considerato per il suo intrinseco valore, è un oggetto qualunque al quale corrisponde un prezzo.

Questo è il quadro che è emerso dall’indagine Chill-Food Italia presentata a Time4Child e basata sul lavoro di 10 esperti italiani. L’indagine è stata ideata dalla Global Experts Foundation, che ha coordinato il gruppo di esperti nella strutturazione di un’analisi del ruolo chiave dei bambini nella costruzione di un mondo sostenibile, anche attraverso l’esperienza e la conoscenza del cibo.

Grazie alla risposta di pubblico e stakeholders, il progetto continua nel 2021. Già per quest’estate, infatti, Chill-Food Italia annuncia che è iniziato un nuovo percorso per implementare una delle soluzioni descritte nel report lavorando accanto a uno degli esperti del team, imprenditore agricolo e presidente della Rete di produttori biologici siciliani, InCampagna, Andrea Valenziani.

Quest’azione si chiama i campi-vacanze didattici!

I programmi dei campi-vacanza prevedranno la creazione di programmi didattici presso aziende agricole sostenibili per i bambini nei periodi di vacanza (estiva, primaverile o invernale), al fine di offrire un’esperienza didattica organizzata e olistica rivolta all’apprendimento sul cibo in tutti i suoi aspetti, a contatto con la natura e con la partecipazione di tutti gli attori della produzione alimentare.

Ecco, quindi l’origine della Call to Action lanciata dall’iniziativa Chill-Food Italia

Puntiamo a fare il primo pilota di questo programma quest’estate. Però questo non è un lavoro che possiamo fare da solo. Se sei un genitore, un insegnante, un agricoltore, un cittadino, un imprenditore o un policy-maker, Chill-Food è pensato per te, per le future generazioni e per impegnarci insieme nella creazione di un cambiamento! Per garantire che questa iniziativa sia più adatta a famiglie, bambini e scuole, siamo aperti alla vostra contribuzione. Per questo, fra poco, lanciamo un questionario insieme a Time4child in cui invitiamo tutti voi a rispondere e dando le vostre idee e prospettive su questi argomenti per poi elaborarle nel nostro programma. Vi terremo aggiornati! A presto!

Global Experts Foundation (GEF) è una fondazione indipendente senza scopo di lucro che da oltre dieci anni si occupa di sviluppo e facilitazione di progetti con esperti che lavorano su importanti temi sociali nei settori dell’alimentazione, della salute e del benessere.

Clicca qui per saperne di più

Time4child lancia “Feed the future”

Dal 11 al 15 Novembre il nuovo evento 2021 parlerà di nutrimento a 360 gradi sia digitalmente che con spin-off fisici.

Time4child non si ferma mai, e non vediamo l’ora di tornare a discutere con professori, istituzioni, scuole e cittadini dei temi più cari a tutti noi per il futuro dei ragazzi. È con grande entusiasmo, perciò, che annunciamo il nuovo evento per il 2021: dall’11 al 15 novembre si terrà Feed the Future, sarà sia in forma virtuale che con spin-off fisici in diverse città italiane.  

A guidare il percorso di scoperta per giovani e famiglie sarà il concetto di nutrimento che spazia dalla mente al corpo, dalla società all’ambiente. Informazione, buone pratiche, esperienze reali attraverseranno l’evento 2021 per raggiungere studenti e studentesse con le informazioni che possono avere un impatto nelle scelte di studio, lavoro, vita e salute.  

Nutrimento futuro si muovono di pari passo, attraversando i pillars che costituiscono la mission di Time4child. Quattro li avete già conosciuti: mente, cibo, salute e sostenibilità. Quest’anno si aggiungerà una quinta area tematica: quella dei diritti. Non è possibile, infatti, immaginare il futuro senza pensare alle lotte fatte e ancora da fare per costruire una società ed un pianeta governato dai valori della parità, dell’uguaglianza, del rispetto e della tolleranza. 

Ecco i valori dai quali partirà la ricerca di Feed the Future spaziando trasversalmente tra discipline, orizzonti e ambiti di approfondimento diversi.   

Qualche esempio? Si parlerà di quali cibi “nutrirsi” per abbattere il rischio di tumori e malattie croniche, quindi, e di come produrli in maniera sostenibile, ma anche di cosa può essere considerato “nutrimento” per la persona e la società oltre la semplice ‘pietanza’. Cultura, società, scuola, mondo del lavoro: la nostra riflessione si muove in maniera trasversale ed attuale. Ecco perché quest’anno verrà presentata la nuova area tematica dei diritti: a nutrire il futuro da costruire assieme alle nuove generazioni saranno, infatti, i diritti, la parità, la fine della violenza di genere, la lotta per i diritti universali, i valori della tolleranza, dell’inclusione e della valorizzazione delle differenze.  

Questi saranno gli ingredienti del futuro al quale Time4child vuole contribuire mettendo in contatto giovani e famiglie con i portatori di esperienza e di visione: medici, attivisti, testimoni, grandi aziende ed istituzioni. 

Ecco il perché di “Feed the future”: mettendo in comune le storie e i saperi è possibile fare la differenza, aiutando le nuove generazioni a costruire il loro percorso. 

Curiosi? Continuate a seguirci tramite i nostri canali social, la newsletter e il nostro sito per scoprire quali grandi sorprese vi aspettano a novembre!  

Fai la differenza! Destina il 5×1000 a Time4child

È gratis per te. Ma è un dono per famiglie e ragazzi che si stanno facendo strada nella vita.

Il 5×1000, perciò, non si dona. Si destina.  A te non costa nulla in più. Ma può fare la differenza nella società.

Perché indicare Time4child per il tuo 5×1000?

Per dare strumenti alle nuove generazioni con i quali capire, studiare, proteggersi.

  • Per disinnescare la minaccia del bullismo, far parlare le vittime, sanare le radici della violenza
  • Per allentare la tremenda morsa della violenza di genere, educare ad un atteggiamento e una percezione di totale parità e armonia tra tutti i generi
  • Per costruire un internet più sicuro per le nuove generazioni
  • Per prevenire le dipendenze da alcool, stupefacenti e gioco d’azzardo patologico
  • Per mettere in contatto i giovani con i percorsi di ricerca, lavoro, studio e gli stili di vita migliori per loro

Non è facile scegliere la propria strada in una società complessa. Time4child nasce per aiutare giovani e famiglie a trovarla.

Aiutaci anche tu a trasformare la complessità in un’occasione

Prevenis

Time4child non ha paura di mettersi alla prova, scendendo in campo per portare un aiuto concreto laddove c’è bisogno.

È con questo spirito che la cooperativa ha deciso di partecipare ai bandi di Opportunità e inclusione promossi dalla Regione Lombardia. 

Una scelta che si è rivelata positiva: Time4child ha infatti vinto i bandi “Prevenis” e “Reduco”, relativi alla messa a sistema del modello di intervento regionale a favore di giovani e adulti a grave rischio di marginalità.

Due bandi separati che però lavorano insieme: essere al fianco dei soggetti vulnerabili per aiutarli in un percorso di uscita e recupero da modelli di vita non funzionali.

Abuso di alcool, di sostanze, ma anche la dipendenza da tecnologie sono tra le principali cause che portano a sviluppare comportamenti pericolosi e dannosi, per sé stessi e gli altri.

In particolare, nella Regione Lombardia, soprattutto nelle zone di Milano e limitrofi, sono sempre di più i giovani vittime di comportamenti estremi e devianti

Nel 2018, il 43% dei 15enni italiani e il 37% delle 15enni ha fatto binge drinking, e l’1,9% di giovani tra i 15 e i 34 anni ha fatto uso di cocaina. Emerge anche una non più trascurabile dipendenza dal gioco virtuale: oltre 65.000 persone, cioè 0,3 su mille assistiti, potrebbero giocare in modo problematico ed esporsi quindi al rischio di sviluppare forme patologiche legate al gioco.

In particolare, secondo la ricerca CNR del 2018 sull’area del Milanese realizzata per la rete civica Milano No slot coordinata dal Comune e condotta su 3.500 studenti, risulterebbe che i giovani e minori a rischio dipendenza o già dipendenti siano circa il 9,8%.

Siamo ben oltre l’avvisaglia di campanelli d’allarme, e nel pieno di una vera e propria emergenza.

Time4child è onorata di annunciare che, grazie alla vincita dei due bandi, potrà portare il suo contributo in maniera pragmatica e concreta. Sarà infatti nostro impegno gestire le attività di sensibilizzazione e informazione nell’ambito di unità di strada e di centri di ascolto con eventuali accompagnamenti ai servizi sociosanitari.

Svolgeremo inoltre, di concerto con la ASST Fatebenefratelli Sacco, attività di ascolto e supporto durante gli interventi sanitari, nelle unità mobili ecc.

Attraverso spot di informazione mirata, come infopoint allestiti nei luoghi del divertimento e della formazione, la nostra cooperativa offrirà un luogo sicuro dove ascoltare le richieste di aiuto e offrire percorsi risolutivi, stabilendo insieme a degli esperti il livello e profilo del bisogno e indirizzando verso i servizi più appropriati per le necessità specifiche.

Dermocosmesi dei più piccoli – a cura di Francesca Bubba

Per prenderci cura della pelle dei neonati 7 semplici regole.

Da quando sono mamma il mio concetto di tenerezza ha preso il volto di mio figlio al 100%. La tenerezza del suo animo, della sua vocina e delle sue espressioni è al centro delle mie giornate primaverili, insieme al sole. Oggi voglio porre il focus su un particolare tipo di tenerezza che caratterizza il mio bambino e tutti i neonati del mondo: quella della loro pelle! Ogni genitore vorrebbe preservarla il più possibile, e la paura di danneggiarla, di non proteggerla a sufficienza, di non trattarla nel modo giusto o di scegliere i prodotti sbagliati è sempre più presente. Ebbene, esistono alcune tips (poche e facilmente memorizzabili) per fare in modo che la pelle dei nostri bambini venga trattata al meglio.

Partiamo dal principio: perché la pelle dei neonati è diversa da quella di mamma e papà?

La prima differenza sta nella composizione, la pelle dei neonati è spessa il 30% in meno rispetto a quella degli adulti. Inoltre, il film idrolipidico protettivo che la riveste è meno resistente di quello di mamma e papà ecco perché è più facile per loro incorrere in irritazioni e arrossamenti. La responsabilità della facile proliferazione microbica e delle infezioni è da attribuire, invece, alla scarsissima acidità cutanea.

Per tutte queste ragioni risulta di fondamentale importanza imparare qualcosa sugli INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients) dei prodotti per la pelle dei bambini.

•             Componenti da evitare: PETROLATI, SILICONI, PEG,DEA, MEA, TEA, Ftalati e formaldeide. La pelle dei neonati ha una permeabilità accentuata, dunque assorbe gran parte dei prodotti che vi si applicano, ecco perché è assolutamente importante non entrare in contatto con componenti dannosi come i sopracitati.

•             Componenti da favorire: amido di riso, avena, camomilla, calendula, althea. Le loro proprietà addolcenti, lenitive, idratanti e protettive si prenderanno cura della salute e della morbidezza della pelle dei nostri bimbi.

•             Il suggerimento è di utilizzare i prodotti specifici disponibili nelle farmacie, poiché sono sottoposti a un maggior numero di test.

•             Evitare salviette umidificate: meglio l’acqua del rubinetto o detergenti senza risciacquo

•             Attenzione all’uso eccessivo di creme emollienti, soprattutto quelle all’ossido di zinco. Strati troppo spessi sulla pelle sana facilitano la macerazione della pelle e le irritazioni.

•             Per gli amanti del talco, è altamente consigliato quello liquido (la classica nomenclatura talco non talco) per non incorrere in polverine aeree che si teme possano essere nocive.

•             Preferire sempre prodotti senza profumo o con profumazioni naturali e poco accentuate, per non creare interferenze con l’olfatto del bambino, senso di vitale importanza per il legame mamma-figlio.

•            (Per questo motivo è consigliabile che anche la mamma, nei primi mesi di vita dei piccoli, utilizzi prodotti con scarsa concentrazione di profumo).

Ricordiamo, prenderci cura della pelle dei nostri bambini è il primo modo di cui disponiamo per prenderci cura di loro!

Alla prossima!

Francesca Bubba

Da dove originano i DCA e quali sono le cause scatenanti

A cura di Junia Finelli, Laureanda in Psicologia

Di cosa parliamo quando nominiamo i disturbi del comportamento alimentare? Si tratta di una macrofamiglia costituita da un insieme di malattie la cui principale caratteristica è quella di esprimere il disagio psichico aggredendo il proprio corpo. Questi sono caratterizzati da un’alterazione persistente della condotta alimentare e da comportamenti finalizzati a controllare il peso e le forme corporee. A queste modificazioni si associa anche una visione distorta della propria immagine corporea, una frequente negazione del disturbo e una marcata resistenza alle cure.

L’anoressia e la bulimia costituiscono gli esempi più classici e noti di disturbi alimentari e per lungo tempo sono stati ritenuti tipici e quasi esclusivi del genere femminile. Secondo indagini svolte nel 2008 (Zerbe) infatti, il 90% di casi di anoressia nervosa riguarda soggetti di sesso femminile. 

Tuttavia, anche gli uomini possono rappresentare nel corso della loro vita la sintomatologia del disturbo alimentare fino a sviluppare il disturbo stesso. Gli uomini raramente lamentano l’aumento di peso o di taglia dei propri vestiti, piuttosto esprimono preoccupazione per la struttura e la forma del proprio corpo, un desiderio di perdere la “flaccidità” e di raggiungere una più classica definizione maschile di massa muscolare.

In particolare, l’anoressia nervosa si caratterizza per il rifiuto del paziente del cibo, accompagnato da una ossessiva paura di ingrassare, un rifiuto di ammettere la gravità delle proprie condizioni fisiologiche, una costante insoddisfazione del proprio aspetto – spesso a loro volta sintomi di disturbi profondi come ansia, depressione, compensazione di eventi traumatici . Chi ne soffre è visivamente sottopeso, a differenza di chi soffre di bulimia nervosa che invece appare in normopeso, o comunque senza variazioni evidenti come nell’anoressia, o in leggero sovrappeso. La bulimia infatti è caratterizzata da una voracità patologica ed eccessiva, a cui seguono comportamenti compensatori inappropriati, dal digiuno all’intensa attività fisica, o addirittura arrivare a condotte di eliminazione, tramite vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi.

Spesso il disturbo alimentare insorge in età prepubere come copertura dei conflitti associati allo sviluppo adolescenziale, quali ad esempio problematiche legate all’autostima, all’identità sessuale e all’indipendenza. Durante l’adolescenza la presenza di numerose conflittualità incentrate attorno al corpo, il sintomo anoressico diventa il possibile sfogo delle più diverse psicopatologie. Le ragazze adolescenti sono infatti spesso preoccupate per la modifica del loro aspetto fisico, dovuto all’aumento della quantità di adipe causata dal nuovo assetto ormonale. Ma il cambiamento ha un valore anche biologico, in termini evolutivi, e sociale, oltre che riproduttivo. Al contrario i maschi sono maggiormente preoccupati dalla mancanza di un’adeguata massa muscolare, che a sua volta si collega ad un significato in termini di potenza, mascolinità e dominanza.

Tra i fattori scatenanti l’anoressia nervosa potrebbe esserci la rapidità con cui si entra nel periodo adolescenziale, sul quale si vanno ad aggiungere anche modelli estetico-culturali confusivi. Le problematiche di autostima, di insoddisfazione per il corpo e di adattamento, possono essere esacerbate non solo dalla pubertà in sé ma dal momento in cui viene raggiunta.

Non è da trascurare che nell’anoressia è frequente il riscontro di problematiche legate anche alla sfera sessuale. È consueto infatti che i medici indaghino le questioni relative alla sessualità e all’identità di genere nei pazienti con disturbi alimentari, per sviluppare misure di prevenzione più efficaci e migliori strategie per l’intervento terapeutico.

I disturbi alimentari tra ragazzi e ragazze: come riconoscerli tra i banchi di scuola

Il punto di vista della Dottoressa Foroncelli Nicolao – insegnante e psicologa

L’adolescenza è una fascia d’età molto complicata, ma anche la preadolescenza non va presa sottogamba: parliamo dei ragazzi soprattutto delle medie. Giovani che cominciano a sviluppare un nuovo concetto di sé, fatto della scoperta dei propri talenti, delle proprie passioni e anche dei propri limiti. Una fase in cui cominciano a scoprire la propria identità sessuale, i propri desideri, il rapporto con il proprio corpo e con quello degli altri. La scuola, quindi, svolge un ruolo più che fondamentale: lo sguardo degli insegnanti, infatti, spesso può arrivare dove non arriva quello dei genitori, osservando dinamiche e campanelli d’allarme. Ne abbiamo parlato con la Dott.ssa Alessandra Foroncelli Nicolao, Psicologa e Insegnante.

Quali sono i segnali a cui un insegnante deve prestare attenzione e che potrebbero rivelare un disagio e un disturbo?

Ogni caso ha le sue specifiche, ma ci sono dei segnali condivisi che non devono essere presi sottogamba. Per esempio, quando vediamo gli studenti sviluppare pensieri ossessivi sull’alimentazione o sullo sport, soprattutto nei casi di danza o ginnastica artistica, o una continua e cieca adorazione di modelli di riferimento lontani dalla realtà, spesso del mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento, che presentano una fisicità estremamente magra o irraggiungibile. Sono da non sottovalutare anche l’assunzione di atteggiamenti poco partecipativi nelle dinamiche di gruppo, dalle feste a scuola fino al comportamento in casa o in classe, la diminuzione dell’attenzione e, chiaramente, repentini cambi di peso.

L’insegnante nota dei comportamenti sospetti in uno degli studenti: come approcciare i genitori?

È sempre un momento molto delicato segnalare a dei genitori le nostre osservazioni, poiché spesso di primo impatto tendono a negare. È fondamentale quindi che l’insegnante abbia un atteggiamento empatico. Il metodo migliore è condividere con loro le nostre osservazioni, chiedendo se i figli assumano lo stesso comportamento sospetto anche nell’ambito familiare, senza farli sentire in colpa nel caso in cui non l’avessero notato. Non scordiamo infatti che spesso chi soffre di disturbi alimentari, soprattutto nel caso dell’anoressia, tende a mentire. Vero è che i genitori di oggi sono molto più consapevoli dei rischi a cui sono esposti i figli, e molto attenti ai loro comportamenti anche in rapporto alla tecnologia.

E la scuola invece come può essere d’aiuto ai ragazzi?

Il ruolo della scuola è fondamentale. Molte scuole hanno lo sportello di ascolto, ma spesso chi ha difficoltà non trova il coraggio di presentarsi da solo. È quindi importante, anche in questo caso, l’empatia e sfruttare la dinamica del gruppo: affrontare in classe il tema della salute mentale, del benessere psicologico, e quindi delle problematiche che un preadolescente potrebbe trovarsi ad affrontare è la strada giusta. Insicurezze, paure per il futuro, vulnerabilità, pensieri nocivi e pericolosi: questi temi vengono affrontati sotto la guida dell’insegnante sotto forma di dibattiti, in cui i ragazzi portano le loro osservazioni su, ad esempio, “le 10 skills fondamentali per la vita”. Inoltre, all’interno delle dinamiche di gruppo è più facile che i compagni e le compagne di ragazzi e ragazze che stanno attraversando un momento difficile vengano a segnalarcelo. Ragionare con loro è sempre la scelta vincente, perché se anche il ragazzo o la ragazza non interviene nel momento di discussione in classe, può partecipare scrivendo nei compiti che assegniamo, sentendosi protetto/a dalla scrittura e a proprio agio nell’entrare in un clima confortevole e sicuro.

L’importanza del dormire bene durante la pandemia da Covid-19

Il lockdown, il numero dei contagi, la nuova normalità: fattori di stress con cui conviviamo quotidianamente. Ma quali le conseguenze sulla qualità del sonno?

I disturbi del sonno sono molto frequenti e le cause sono le più varie: stress, situazioni difficili, predisposizioni genetiche. Fattori che da soli o combinati possono portare ad una mancanza di sonno che, se perdura da più di tre mesi, viene considerata cronica.

Secondo le più recenti rivalutazioni compiute grazie a studi condotti in tutto il mondo, i disturbi del sonno vengono catalogati secondo cento categorie, che includono sintomi e patologie dalle più lievi alle più gravi.

In Italia, ma in egual misura nel mondo, l’insonnia cronica ad esempio colpisce il 10-15% della popolazione, mentre le apnee notturne il 3-5%.

Molto spesso, quando non è accertata la presenza di una patologia, sono i comportamenti e le credenze sbagliate a peggiorare la situazione di disagio notturno. Ad esempio: cercando di compensare le ore di riposo nel pomeriggio con il famoso “pisolino”, non si fa altro che consolidare l’insonnia notturna.

La privazione del sonno procura sonnolenza diurna e tra la conseguenze più frequenti ad essa c’è l’errore prestazionale, decisionale ed esecutivo” spiega il Prof. Luigi De Gennaro, professore ordinario presso La Sapienza Università di Roma ed esperto di medicina del sonno. L’assenza di sonno nel lungo periodo infatti arriva a modificare il pensiero e il comportamento umano: questo si traduce in prestazioni più basse sia in ambito personale che lavorativo, ma anche in una alterazione della capacità di prendere decisioni, che a loro volta influenzano inevitabilmente la vita quotidiana.

A distanza di un anno dall’inizio del lockdown per il Covid-19, è stato accertato che i disturbi del sonno sono aumentati e peggiorati. I traumi derivanti da ansia, depressione e paura si riversano sul sonno impattandone la qualità in maniera specifica e selettiva.

Ad esempio, gli incubi sono spesso una vera e propria espressione del trauma subito e non ancora metabolizzato legato alla pandemia. “La loro presenza è aumentata drammaticamente ed è diretta conseguenza della situazione drammatica in cui stiamo vivendo da mesi” ha infatti aggiunto il Prof.De Gennaro.

Sull’intero territorio nazionale sono presenti diversi centri accreditati per la cura dei disturbi del sonno. Attraverso questi è possibile ricevere trattamenti specialistici e mirati grazie a specialisti in diversi disturbi del sonno che prestano servizio in base alle diverse tipologie di problematiche. 

DAD e schermi digitali: quanto influiscono sulla vista dei ragazzi?

Con la terza ondata del Covid-19, la didattica a distanza è nuovamente il mezzo attraverso il quale si può “andare a scuola” nelle zone rosse. Ma che impatto hanno gli schermi sulla vista dei giovani?

L’utilizzo prolungato e quotidiano di dispositivi elettronici porta ad un affaticamento degli occhi, in quanto i muscoli dell’accomodazione sono sottoposti ad uno sforzo continuo nella messa a fuoco.

Per ovviare questo problema si può seguire la regola 20-20-20, ossia prendere una pausa ogni venti minuti, per venti secondi spostando lo sguardo verso una distanza di almeno 20 piedi (circa 6 metri).

L’occhio umano, infatti, non si affatica mettendo a fuoco spostando in lontananza.

Importantissima, inoltre, è l’azione della luce naturale. Infatti, è consigliabile – rispettando tutte le regole di sicurezza della zona rossa – passeggiare all’aperto.

Autorevoli oculisti danno ormai per certa una relazione tra rischio miopia e vita al chiuso.

Sia i bambini che gli adolescenti che trascorrono quotidianamente del tempo alla luce solare beneficiano, perciò, di una riduzione del rischio miopia.

La miopia, non a caso, sta crescendo enormemente tra i giovani, sia in Europa e in Asia. Ciò non è direttamente riconducibile alla DAD, ovviamente, ma è molto probabilmente connesso ad uno stile di vita moderno che vede crescere l’utilizzo di device tecnologici e il tempo passato all’interno degli appartamenti.

DAD e schermi digitali: quanto influiscono sulla vista dei ragazzi? 

Con la terza ondata del Covid-19, la didattica a distanza è nuovamente il mezzo attraverso il quale si può “andare a scuola” nelle zone rosse. Ma che impatto hanno gli schermi sulla vista dei giovani?

L’utilizzo prolungato e quotidiano di dispositivi elettronici porta ad un affaticamento degli occhi, in quanto i muscoli dell’accomodazione sono sottoposti ad uno sforzo continuo nella messa a fuoco.

Per ovviare questo problema si può seguire la regola 20-20-20, ossia prendere una pausa ogni venti minuti, per venti secondi spostando lo sguardo verso una distanza di almeno 20 piedi (circa 6 metri).

L’occhio umano, infatti, non si affatica mettendo a fuoco spostando in lontananza.

Importantissima, inoltre, è l’azione della luce naturale. Infatti, è consigliabile – rispettando tutte le regole di sicurezza della zona rossa – passeggiare all’aperto.

Autorevoli oculisti danno ormai per certa una relazione tra rischio miopia e vita al chiuso.

Sia i bambini che gli adolescenti che trascorrono quotidianamente del tempo alla luce solare beneficiano, perciò, di una riduzione del rischio miopia.

La miopia, non a caso, sta crescendo enormemente tra i giovani, sia in Europa e in Asia. Ciò non è direttamente riconducibile alla DAD, ovviamente, ma è molto probabilmente connesso ad uno stile di vita moderno che vede crescere l’utilizzo di device tecnologici e il tempo passato all’interno degli appartamenti.

Eco – mobility. L’Italia post Covid avrà mai un traffico green? La risposta del servizio di car sharing

Car2Go, ora Sharenow, ha risposto alle nostre domande sulla mobilità “green”, sulle prospettive del nostro Paese e come la pandemia del Covid-19 ha impattato il settore 

Quale è il bilancio alla fine del 2020, inclusa l’emergenza Covid-19, della share mobility in Italia? 

La pandemia e le conseguenti restrizioni alla vita pubblica hanno comportato una battuta d’arresto al settore della sharing mobility. In particolare, il carsharing ha registrato un calo dei numeri che ha toccato anche il -90% durante il primo lockdown. A spaventare molto i consumatori infatti è stato proprio il principio alla base del servizio: la condivsione. Il timore del contagio nell’utilizzo di un veicolo in comune, nonostante le misure che abbiamo adottato in merito alla sanificazione dei veicoli sia stata eccellente sin dal principio ha infatti portato gli utenti a non scegliere il servizio. Successivamente però, contrariamente a quanto ci aspettavamo, con l’allentare delle restrizioni verso maggio, gli utenti della sharing mobility hanno invertito la tendenza, confermando come questi servizi fossero la giusta risposta per evitare il ritorno ad un uso massivo dell’auto privata in un momento in cui il trasporto pubblico era contingento. Il carsharing infatti si è dimostrato essere la soluzione perfetta per muoversi non solo all’insegna della flessibilità, ma anche della sicurezza e dell’accessibilità economica. In SHARE NOW, dunque, nonostante le restrizioni, possiamo guardare indietro ad un buon 2020, in cui abbiamo registrato un totale di 410.000 nuove iscrizioni e 18 milioni di noleggi a livello globale. Abbiamo anche notato una tendenza verso noleggi più lunghi nel 2020. Ciò è dovuto alla nostra offerta completa di car sharing a lungo termine, in cui i nostri veicoli possono essere noleggiati per un massimo di 30 giorni. 

Car Sharing e ambiente: un legame sempre più forte o ancora da cementare? 

Gli effetti della pandemia da Covid-19 hanno dimostrato in modo impressionante quanto velocemente il nostro ambiente naturale possa riprendersi dall’inquinamento e quanto valga la pena vivere in una città con volumi di traffico inferiori. Le emissioni globali causate dal traffico stradale sono addirittura diminuite del 36%. Queste cifre indicano chiaramente il grande potenziale che abbiamo a disposizione per alleviare la situazione ambientale. Pertanto, i concetti di traffico delle città dovrebbero concentrarsi costantemente su soluzioni di mobilità sostenibile e non devono essere limitati a misure a breve termine. Dovrebbe piuttosto esserci un approccio olistico che supporti tutte le forme di mobilità sostenibile, come il trasporto pubblico, il car sharing o il ride-hailing. A medio termine, ciò migliorerà ed eleverà la mobilità elettrica a forma di trasporto primaria, rispettosa del clima e per la quale il car sharing a flusso libero che incorpora veicoli elettrici è stato un importante motore trainante. Il 25% della flotta di SHARE NOW è elettrica e sono stati percorsi oltre 166 milioni di chilometri a bordo di vetture elettriche. 

Scegliere il car sharing comporta tangibili benefici dal punto di vista ambientale? Quali? 

Assolutamente, il car sharing gioca un ruolo decisivo nella svolta della mobilità elettrica. Ricordiamoci infatti che ogni veicolo SHARE NOW sostituisce fino a sei auto private e, allo stesso tempo, viene utilizzato fino a sei volte più frequentemente. Inoltre, SHARE NOW con 4 città con flotte 100% elettriche e 5 città con flotte parzialmente elettriche, è il più grande fornitore in Europa di veicoli elettrici in condivisione free-floating. Per noi, infatti, il futuro del carsharing è elettrico e la mobilità elettrica riveste un ruolo di importanza strategica cruciale per la nostra attività. Il funzionamento di una flotta di car sharing esclusivamente elettrico facilita il primo contatto della maggior parte delle persone con i veicoli elettrici e dimostra l’idoneità della mobilità elettrica per l’uso quotidiano.