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Yotam Ottolenghi: il trait d’union tra la cucina occidentale e quella medio orientale

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Perché seguire le ricette del new vegetarian? In un’epoca di polarizzazioni Yotam Ottolenghi propone una cucina che unisce e non divide, riportando al centro le cose reali nella loro semplicità.

Yotam Ottolenghi è un cuoco e imprenditore della ristorazione, di origine israeliana. Nei primi anni 2000 ha aperto diverse gastronomie vegetariane a Londra e da lì ha dato vita a un piccolo impero di ristoranti e negozi. Ha portato avanti un’attività editoriale di successo grazie alla quale ha venduto quasi 7 milioni di libri, firmati spesso a quattro mani con il suo executive chef palestinese Sami Tamini.

Ma perché negli ultimi anni è diventato così celebre?

Nel 2006 ha iniziato una collaborazione importante con il quotidiano inglese The Guardian, ottenendo una rubrica intitolata: “The New Vegetarian”, interamente dedicata alla cucina vegetariana.

Ma l’aspirazione di Ottolenghi è condividere le sue scoperte culinarie non solo con vegetariani o vegani, ma con tutto il resto del mondo.

Infatti, come ha affermato in diverse interviste rilasciate al NY Times, non ha lasciato il paese dove la gente non mangia né frutti di mare né carne di maiale, per cucinare per chi non mangia altro che piante.

E allora perché dedicare gran parte della sua vita per cambiare l’approccio alla cucina vegetale dei suoi lettori?

Ottolenghi da sempre si è interessato ai vegetali per le sue ricette, e in un’intervista al The New Yorker del 2012, lo chef ha affermato: “Ho trovato attraente l’idea di celebrare verdure o legumi per quello che sono, senza fargli avere necessariamente il sapore della carne”.

Nel suo primo libro di cucina, i piatti a base di verdure erano spesso conditi con un po’ di carne, con “Plenty” la prima raccolta veggie-friendly delle migliori ricette uscite sul The Guardian, avviene il passaggio definitivo alla cucina vegetariana. Lo scopo di Ottolenghi è sempre stato quello di proporre piatti vegetariani, in cui gli ortaggi avessero un ruolo da protagonisti, valorizzandoli in modo gustoso e innovativo.

Ma il traguardo più importante della sua carriera è sicuramente quello di essere riuscito a unire attraverso le sue ricette due mondi geograficamente e culturalmente lontani: l’Occidente e il Medio Oriente.

La cucina di Ottolenghi, che è nato a Gerusalemme e da giovane ha vissuto in gran parte dei paesi europei, è a tutti gli effetti pan-mediterranea. In questo tipo di cucina, storicamente, la carne è sempre stata consumata in poche quantità, le civiltà erano agricole e pastorali e vivevano in climi dove le verdure crescevano in abbondanza.

Ottolenghi unisce le tradizioni della cucina pan-mediterranea a tutte le conoscenze acquisite nel suo percorso formativo durante gli anni trascorsi a giro per l’Europa.

“Sapere che le persone fanno in casa le ricette dei miei libri è ciò che mi dà più soddisfazione. Penso che se qualcuno è direttamente coinvolto nella realizzazione dei piatti vegetali, continuerà a cucinarli in futuro. Mangiare al ristorante è un’esperienza molto più passiva, che in un massimo di sei mesi il commensale avrà già dimenticato. Sperimentare con le ricette è una cosa attiva e diventa parte della tua vita” afferma Ottolenghi nel suo ultimo libro “Flavour”.

FONTI:

https://www.theguardian.com/food/2022/jan/22/yotam-ottolenghi-most-important-ingredient-in-any-kitchen-diversity?CMP=Share_iOSApp_Other

https://www.newyorker.com/magazine/2012/12/03/the-philosopher-chef

PH: Insalata croccante di tofu di seta di Yotam Ottolenghi e condimento alla marmellata. Ⓒ Copyright Fotografia: Louise Hagger/The Guardian.