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Pensare da bambini

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I bambini sono i primi filosofi, accesi dalla meraviglia del conoscere. E la filosofia è l’infanzia dell’anima: purezza d’amore, come  infinito desiderio del mondo e degli altri.

La curiosità apre il mondo ed insegna a vederlo con occhi nuovi.

Tutto ha il suo perché ed è divertente chiederlo.

Come un grande gioco, fare domande insegna la bellezza: il mondo diventa, allora, un infinito caleidoscopio di immagini, un universo da scoprire.

Il desiderio di sapere rende tutto nuovo e lo fa brillare, come la luce all’inizio dell’estate. L’esperienza diventa il primo incontro con persone, oggetti e luoghi.

La magia del domandare insegna a stare insieme agli altri e rende ogni scoperta un piacere da condividere.

Nel dialogo, ogni cosa è aperta e fiorisce dallo scambio dei pensieri. Tutti possono essere protagonisti ed esprimere le idee che hanno dentro.

Infanzia e filosofia possono, così, diventare un’unica dimensione, in cui prevale l’assenza di pregiudizi, come se tutto, ogni volta, dovesse ancora nascere.

Come un’alba del mondo, in cui la luce sorge per la prima volta. È li che i pesci non hanno nome, il mare è un immenso movimento e la natura è tutta verde di libertà.

Nell’incontro con il bambino la filosofia può far ritorno a se stessa, alla propria origine: a quella sorgente del sapere, che non ha ancora chiuso il legame con le domande essenziali.

Ogni bambino è, infatti, naturalmente portato alla filosofia, come libero e colorato movimento del pensiero, intessuto dalle forme dell’immaginazione. Per questa sua ricchezza, di stimoli intellettuali e sensibili, la filosofia è un prezioso strumento di crescita, che sviluppa coscienza del mondo, personalità, comportamenti e capacità d’espressione.

Se entra a scuola, con laboratori specifici, può generare l’inatteso: spingendo nonni a parlare di argomenti astrusi coi nipoti, insegnanti a disegnare e bambini a far lezione.

Quando arriva in classe, infatti, accende la luce della curiosità, stimolando il piacere della scoperta, il dialogo e la riflessione. Richiama la scuola alla forza delle sue radici, come tempo libero da coltivare per ispessire l’anima.

Nel nome è scritto il suo destino: la filosofia, infatti, è amore per il sapere e, soprattutto, insegna ad amare.

Fa crescere nel desiderio del mondo e degli altri: espande l’anima, per unire terra e cielo. Non è possesso di nozioni, ma ricerca appassionata: custodia della meraviglia.

Come un desiderio inesauribile, ha il potere di trasformare la realtà, cambiando la prospettiva delle cose.

Ama sapere e, quindi, coltiva la gratuità e la bellezza dei gesti, il rispetto delle diversità, l’apertura verso ciò che è ignoto. È voce bambina, che dà i nomi al mondo, chiamando gli oggetti per ciò che sono.

Diversa da tutte le altre materie, la filosofia esercita un fascino irresistibile sui bambini, perché apre la forza creativa della loro immaginazione, ancora libera da schemi precostituiti. E si potenzia di questa loro libertà.

Attrae come un gioco della mente, che cambia gli orizzonti del vedere. Coltiva se stessa, come sguardo ingenuo di chi sa soltanto che deve – sempre – ancora imparare.  

Non è storia, non è scienza, non è religione, perché in fondo è un po’ tutto questo, ma anche di più. È inafferrabile e, quindi, incanta: fa girare le parole in modo nuovo, illumina l’aria ed insegna il sorriso.

Non appartiene a nessuno, perché è di tutti, come una favola, che non ha inizio né perché. Ha la sua morale, le sue regole ed i suoi valori. Ma, non si ferma mai a tutto quello che trova, perché è forza e capacità di creare

Insegna la verità del distacco e dei legami profondi.

Attraverso il mito racconta storie eterne, che accendono l’anima di curiosità.

Con lei si impara a risalire dal buio della caverna fino alla luce delle idee; a controllare il carro del Sole, tenendo a bada i cavalli che lo tirano; a diventare invisibili, con un anello, riuscendo ad essere senza apparire; che un tempo gli uomini vivevano insieme, senza possedere nulla e condividendo tutto; che durante un banchetto è bello parlare d’amore; e che le cicale, in origine, erano uomini, capaci di cantare con dolcezza…

Con lei si impara a piangere, quando un uomo giusto ad Atene viene condannato, pur avendo rispettato le leggi. Perché, a volte, solo le lacrime scavano le contraddizioni, per poterle affidare al ricordo e generare coscienza.

Come un tempio della memoria, la filosofia è racconto di tutti i racconti: desiderio di attingere dal mare infinito del mondo. Perché è da lì che, ogni volta, sorge l’alba. Ed il pensiero, trovando la sua infanzia, rinasce di meraviglia.