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EDUCAZIONE DIGITALE: LA CHIAVE È LA CONSAPEVOLEZZA

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Il digitale rappresenta unopportunità. Negli ultimi tempi, però, ci siamo resi conto che il web presenta anche molti rischi. Ci troviamo, oggi, di fronte alla necessità di gestirli in modo coerente ed efficace, per questo motivo dovremmo iniziare a ragione in termini di cittadinanza digitale.

Ne abbiamo parlato in questo nuovo articolo con Stefano Epifani, Docente di Internet Studies alla Sapienza Università di Roma, e Presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale, istituzione dedicata ad approfondire i temi della sostenibilità digitale attraverso iniziative di ricerca, comunicazione, formazione e advocacy.

Le nuove generazioni, sempre più connesse ed esposte, sono quelle che rischiano di più. Essere costantemente online è, ormai, una condizione, pertanto dobbiamo essere in grado di massimizzare gli aspetti positivi e minimizzare quelli negativi. 

Sono cambiate una serie di percezioni: il problema non è più essere sempre connessi ma quello che facciamo quando lo siamo. 

“Oggi l’impatto dei social media sta generando un cambiamento – sottile ma profondo – nell’interazione con gli altri e con l’universo che ci circonda. Per questo diventa importante definire quelle modalità attraverso le quali dovremmo guardare a questi strumenti in futuro per ridurre i rischi e ottimizzare le opportunità” afferma Stefano Epifani. 

Le piattaforme social nella vita quotidiana sono diventate degli intermediari tra noi e il resto del mondo. Questo può avere un grandissimo impatto nei diversi tipi di sostenibilità, in particolare per quanto riguarda la sostenibilità sociale. Quando parliamo di sostenibilità facciamo quasi sempre riferimento a quella ambientale e questo è un grande errore, perché guardare a questi strumenti impatta prevalentemente sul tema della sostenibilità sociale. È necessario definire quali sono le modalità con le quali dobbiamo sviluppare nuovi modelli di normativa per le piattaforme che siano rispettose della sostenibilità sociale.  

Quali sono, quindi, i criteri di sostenibilità che dobbiamo usare per ispirarci nel definire ciò che le piattaforme possono fare e ciò che non possono fare? 

“Siamo portati a pensare che i nativi digitali siano automaticamente consapevoli di quello che fanno, ma in realtà sono addestrati a utilizzare queste piattaforme, non conoscono le dimensioni problematiche sottese all’impiego di questi strumenti. Talvolta, non c’è la consapevolezza che i dati che inseriamo nelle piattaforme servono per analizzare i nostri comportamenti”. 

Pertanto, il tema che ruota intorno alla sensibilità sociale ruota intorno alla consapevolezza.  

Se c’è consapevolezza sulle dimensioni e sulla complessità della condivisione online di quella parte della nostra vita che stiamo sempre più esponendo nell’ecosistema digitale, c’è la possibilità di costruire un ecosistema sicuro. Se manca questa presa di coscienza, la sicurezza la perdiamo automaticamente. La nostra presenza online deve diventare una presenza sicura,perciò diventa fondamentale sensibilizzare le nuove generazioni riguardo il corretto uso dei medium digitali. 

“Gli strumenti di telecomunicazione dovrebbero diventare dei dispositivi attraverso i quali esercitare i propri diritti di cittadinanza. Se è vero che accedere alla rete, significa accedere a un’informazione, dovremmo iniziare a ragionare in termini di cittadinanza digitale. È evidente che così come risulta importante l’educazione civica, diventa importante anche l’educazione civica digitale. Sviluppare processi atti a consolidare consapevolezza nei giovani è necessario, altrimenti rischiamo di avere una generazione che non sarà composta da utenti attivi delle tecnologie, ma di fruitori passivi. Questo significa passare da una dimensione in cui si possono sfruttare delle opportunità a una dimensione in cui si è succubi di minacce generate da attori che costruiscono il loro vantaggio sullo svantaggio degli altri, conclude Epifani.