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Se le parole prendessero corpo, sarebbero un corpo di donna

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Ecco le voci di “DONNE D’IN…CANTO appoggiate al balcone del cielo” che da sconosciute sono divenute sorelle recitando e mostrando quello che non avevano mai rivelato a figli, mariti e amiche.

Uno spettacolo nato dalla forte necessità di liberazione di fronte a chi le conosce come mamme, mogli, amiche: undici donne che prima di questo spettacolo non si conoscevano e ora, dopo aver condiviso, gioito e pianto insieme, sono diventate inseparabili.

Questo spettacolo  organizzato dall’Istituto comprensivo statale “G. Falcone – R. Scauda” di Torre del Greco, ha lasciato un enorme senso di gratitudine verso chi le ha spinte a sfidare sé stesse e i propri limiti cimentandosi in qualcosa che non avevano mai fatto prima e ritagliandosi del tempo da dedicare esclusivamente a loro stesse.

Un’esperienza che ha sottolineato qualcosa che a volte diamo per scontato: quanto è meraviglioso e difficile essere donna e quanto sia importante far sentire sempre la propria voce. Una voce forte, dolce, paziente, che ha tanto da dire e raccontare…oltre ad essere anche una voce d’incanto!

Ecco Antonella, Biancaluna, Elisabetta, Imma, Lia, Marianna, Patrizia, Rossella, Tonia, Valentina, Virginia e la loro bellissima voce:

Biancaluna: Portare sul palco la storia di tante donne come me è stato un po’ come guardarsi dentro e conoscersi meglio. Il teatro ha la capacità di arricchirti, coinvolgerti e farti mettere nei panni di qualcun altro. Sono grata di aver avuto questa opportunità e soprattutto di averla vissuta con questo gruppo di donne meravigliose: ci siamo aiutate, spronate, confidate, abbiamo riso e siamo riuscite a tirare fuori parti di noi che erano ben nascoste. E questo non ha prezzo. In più sentirsi dire dai propri figli “mamma eri bellissima sul quel palco”, quasi come per dire “mamma mettiti in gioco, noi ti sosterremo sempre”, ha reso tutto questo emotivamente più forte”.

Rossella: “Questo progetto è capitato in un particolare periodo della mia vita e ho deciso di aderire proprio per staccare e dedicare del tempo a me stessa. È stata un’esperienza gratificante perché ho riscoperto delle doti ma allo stesso tempo ho anche avuto la possibilità di riflettere molto confrontandomi con realtà di altre donne. Il nostro mondo è complicato e meraviglioso e la nostra forza ci rende uniche. Grazie alla nostra grande regista Alessandra che ha creduto in noi e tutto lo staff che ha reso possibile questo spettacolo”.

Valentina:Da semi sconosciute siamo diventate quasi sorelle e spero che questo sia trapelato dalle nostre interpretazioni. Abbiamo portato in scena storie di donne la cui forza muove, da sempre, il mondo e ognuna di noi ne ha fatta sua almeno una. La commozione, anche durante le prove, è stata tanta. Il confronto mi ha aiutato a rimettermi in discussione e a migliorare notevolmente la mia autostima. Credo che la chiave per la felicità sia amarsi ed essere solidali le une con le altre. Un’esperienza che consiglio a tutti coloro che vogliono crearsi nuovi interessi e imparare ad esprimere loro stessi, fragilità comprese”.

Antonella: Se le parole prendessero corpo, sarebbero corpo di donna, un alternarsi di curve di flesso e vuote concavità. Grazie ad esse si dispiega un canto, spezza la voce e riempie silenzi carichi di attese e desideri.  Abbiamo messo in scena un crocevia di vite che scorrono disuguali e imperfette, distanti eppure simili, autentiche nella loro unicità precaria e fragile. Siamo state complici e sodali nell’atto di questa rappresentazione collettiva del femminile.  Sul palco abbiamo vestito i panni dell’altra-me, più consapevole, meno inibita, sempre più libera da imposizioni e vincoli”.

Tonia: “Teatro deriva dalla parola greca “θέατρον” che significa letteralmente “essere spettatore”. In questa mia prima esperienza teatrale ho “osservato” tanto: le mie compagne, i miei mentori, chi ha semplicemente assistito scrutando tutti da una prospettiva diversa. Ho cercato di attingere da ciascuno di loro quanto più potevo per arricchire ciò che ho di più prezioso: la vita. Spero di essere riuscita anch’io a portare qualcosa di mio e trasmettere quello che sono nel mio essere donna, dando voce alle angherie che ancora subiamo e alla prepotente voglia di riscatto di ognuna di noi”.

Miriana: “Ho sempre sognato di essere mamma e ora che ho due figli capisco quanto è difficile conciliare i diversi ruoli che abbiamo di moglie, madre, casalinga, lavoratrice. A volte la fatica ti prende e per questo ho deciso di partecipare a questo progetto per ritagliarmi del tempo per me, ed è stata la scelta più giusta che potessi fare. È stata una delle esperienze più belle della mia vita oltre ad essere stato un percorso formativo che mi ha lasciato molte emozioni”.

Elisabetta: “È bellissima l’alchimia che è nata tra di noi, tanto forte da faci sentire quasi sorelle. Nello spettacolo tutto ci rappresenta, ogni scena, battuta, canzone e poesia. Una bandiera che ci ricorda che siamo donne e guerriere. Non è facile essere donna neanche in questa società che pur si dice progredita, ma, come ha detto una di noi in scena, “Sorridi donna, sorridi sempre alla vita anche se lei non ti sorride…”.

Virginia: “Spesso mi capita di immaginare di vivere una vita che non è la mia, poi è arrivata l’occasione di questo spettacolo. L’inizio non è stato facile ma il risultato è stato un racconto di donne che è riuscito a scalfire le mie incertezze e arricchire la mia autostima. Oltre ad avermi permesso di incontrare donne dalla quale è difficile distaccarsi”.

Lia:Il mio essere equilibrata e riflessiva mi ha sempre portato ad essere scambiata per timida, e quando ho avuto la possibilità di partecipare a questo progetto mi sono detta che era la mia occasione per dimostrare agli altri, e a me stessa, che posso mettermi in gioco. A un certo punto l’entusiasmo si è trasformato in paura di non farcela ma ho capito che quella che inizialmente doveva essere una sfida è diventata un insegnamento: crediamo in noi stesse e affrontiamo a testa alta le nostre battaglie”.

Patrizia: “Quando mi hanno detto che il progetto sarebbe finito su un palcoscenico, ho iniziato a cercare scuse per scappare. Già mi era capitato di fuggire prima di salire sul palco. Ma questa volta non l’ho fatto. Mi è stata assegnata una parte sul bullismo ed ero io, quella me ragazzina che credevo di aver dimenticato. Così mi sono fatta coraggio e ho aperto il mio cuore”.

Imma:La vita a volte ci fa dei regali inaspettati, e per me far parte di questo gruppo è stato uno di questi. Quando si viene dal “buio”, si desidera vedere la luce delle cose vere e autentiche, perché sono quelle che danno un senso profondo alla nostra esistenza. La ricerca di sé stessi è un viaggio difficile perché attraversa il dilemma tra il desiderio di quello che vorremmo essere, e quello che gli altri vogliono. Ma noi donne non dobbiamo mai rinunciare ai nostri desideri: è questo il grande insegnamento che il nostro gruppo ha voluto valorizzare. Siamo diventate DONNE D’IN…CANTO appoggiate al balcone del cielo, per brillare di una luce indomita sul buio delle nostre esistenze”.

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