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Muri di-versi

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La poesia non è solo sui libri o nei gesti gratuiti di persone speciali; nei fiori che crescono spontanei, o nelle code dei cani a passeggio. Ci può essere poesia anche per le strade, appesa sui muri e dipinta tra i palazzi: dove meno la si aspetta, lì – per caso – a volte appare.

Quando accade di vederla, così all’improvviso, è come uno sprazzo di energia. Apre nuovi orizzonti di significato e dà prospettiva alle emozioni. Subito, tutto ciò che pensavamo di conoscere cambia forma e si riveste di senso. Senza alcun preavviso, il colore attraversa l’anima e la tinge di luce.
Là, dove prima conoscevamo grigiore e abbandono, ora, si trovano parole che raccontano possibilità nuove. E i muri iniziano a parlare, della storia dei luoghi e del mondo, sperimentando inedite combinazioni tra i segni dell’universo. 

Le lettere, unendosi tra loro, restituiscono valore a ciò che era diventato marginale, insegnando a tutti il rispetto dell’uomo e del cosmo. Gli occhi ascoltano, immersi nell’alba del possibile.

La poesia di strada è arte nel tempo: pausa dal ritmo quotidiano del vissuto, grido di riflessione e di speranza. Di questa forza creativa ci hanno parlato due artisti e poeti di strada, Decle e Caos, durante uno degli eventi che abbiamo organizzato nel 2021 per nutrire il futuro: il loro contributo, sempre riascoltabile, è raccolto tra le nostre live, con il titolo Mio segno, mio muro.

Questo incontro racconta il valore formativo della poesia di strada, con l’intento di avvicinare i ragazzi e gli osservatori più curiosi a questa pratica artistica che ha come obiettivo di fondo quello di rigenerare i luoghi e creare nuova socialità. Si tratta di opere che nascono dall’incontro tra la poesia, come scrittura di versi, e la street art, come pratica di dipingere muri. Ma non si tratta di copiare sulle pareti poesie famose.

Per essere davvero un’opera unica, l’artista che realizza l’intervento deve essere anche l’autore dei versi che scrive. Solo così il muro sarà autentica espressione di una verità solo sua.

La poesia di strada, storicamente, è legata al mondo dei graffiti e dei writers e si diffonde in Italia a partire dalla fine degli anni Novanta. Non coincide, quindi, con la realizzazione di murales che è precedente e risale già agli anni Settanta, ma diventa un’autonoma derivazione di questa pratica di dipingere sui muri, in quanto assume la precisa caratteristica di sostituire le immagini con le parole, giocando sulla loro forza evocativa. Non si tratta più di riprodurre oggetti o situazioni, ma di lasciar parlare attraverso le lettere dipinte la forza del pensiero, perché sia poi l’immaginazione a dare volto al senso.

Ogni poesia che viene creata per un determinato luogo ha il compito di raccontarne la storia o di tirare fuori da esso una traccia: qualcosa di sconosciuto, che giaceva lì, latente, e che si imprime su uno spazio, condizionandone l’atmosfera.

Per questo, chi crea non sovrappone la sua scrittura a ciò che preesiste, senza tener conto dei rinvii di significato che il muro scelto offre, ma ne ascolta la voce e ne ricostruisce il vissuto nel tempo, considerandolo come un insieme di relazioni, a cui dare forma, attraverso l’arte. In modo che chi passa abitualmente per quelle vie non senta che si sia esercitata violenza su quel luogo, ma colga anzi l’intervento come una sua preziosa occasione di riscatto.

Il principio di fondo è che le parole possano essere ovunque, per risvegliare le energie sopite dei luoghi e conferire ad essi nuova vita.

Gli artisti non agiscono a caso, ma programmano i loro interventi, lavorando per diverso tempo allo studio delle caratteristiche del posto che hanno scelto ed a quale sia la tecnica pittorica più adatta per metterne in evidenza il valore.
Nel raccogliere tutte queste informazioni, chi crea non è mai solo ed il suo lavoro prende sempre la forma di un’opera collettiva, frutto della partecipazione di chi vive il luogo, oggetto di trasformazione.

Alla base di ogni poesia di strada vi è un’esperienza molto forte di condivisione. Gli interventi non sono calati dall’altro, o frutto di un’iniziativa individuale senza regole, ma sono il risultato di processi partecipati, volti a migliorare lo spazio pubblico, grazie al contributo di tutti.

Così, la poesia di strada, restituisce i luoghi alle persone, come un dono prezioso. Ed insegna a tutti la cura di ciò che appartiene alla comunità.

Il murales con i suoi versi diventa la scusa per creare nuove forme di relazione, basate sul rispetto delle diversità. In questo, la metafora dei colori è di grande impatto significativo: l’accostamento di differenti toni genera nuove forme ed inedita bellezza.

Restituire colore ai luoghi non è mai un atto personale, ma vuol dire creare felicità, attingendola dalla condivisione e dall’armonia tra le differenze.

I versi raccontano le contraddizioni e le sintetizzano in un unico messaggio di bellezza. Un leggera follia attraversa questo genere di pratiche artistiche, nate dal desiderio di sperimentare la forza del pensiero ed il suo impatto sulla quotidianità del vivere.
Ma per tutti, per chi crea, chi abita e chi passa, la trasformazione di un luogo, attraverso l’arte poetica, è una straordinaria occasione di crescita culturale.
È un’esperienza formativa che insegna la cura, il rispetto, l’importanza di conoscere, l’armonia nelle differenze e l’amore e la responsabilità per gli altri.

Non dimentichiamo che i muri…devono essere di…versi e legali!