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La parità di genere sia messa al centro della formazione scolastica

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Negli ultimi anni ci sono stati tanti momenti in cui sembrava che la discriminazione di genere all’interno dei contesti scolastici fosse stata superata. Perché, allora, gli stereotipi di genere vengono ancora oggi veicolati di generazione in generazione influenzando i comportamenti dei ragazzi? Ne parliamo con Chiara Meta, Professoressa all’Università degli Studi di Roma Tre.

La scuola è il primo luogo in cui si forma la personalità dei ragazzi e in quanto istituzione educativa, deve proporre interventi di prevenzione, informazione e sensibilizzazione.

Educare le nuove generazioni al rispetto e alla valorizzazione della parità di genere, in termini di linguaggio e atteggiamenti è un’esigenza sociale necessaria per contrastare gli episodi sempre più frequenti di violenza contro le donne.

“Nella nostra cultura permane una visione del ruolo femminile fortemente ancorata a stereotipi tradizionali, in particolare a quella essenziale funzione familiare e materna che perfino la Carta della Costituzione della Repubblica Italiana ritiene di dover tutelare e garantire” spiega Chiara Meta, Professoressa all’Università degli Studi di Roma Tre, presso il Dipartimento di Scienze della formazione.

Nonostante nel 2015 sia stata emanata dal governo Renzi la legge n.107, conosciuta come legge della Buona Scuola, attraverso la quale viene introdotto il tema dell’educazione alla parità nel piano dell’offerta formativa di ogni scuola, permettendo agli studenti e ai docenti di confrontarsi sulla costruzione di relazioni paritarie, libere dalla violenza, la questione dell’educazione di genere è un tema che rimane aperto.

Non c’è nessun cambiamento legislativo permanente se questo non viene accompagnato o preceduto da un mutamento culturale.

“Sul piano educativo occorre lavorare in modo trasversale sulla formazione dei docenti che risulta essere centrale per costruire nuovi approcci pedagogici, per far crescere nei ragazzi di domani una nuova sensibilità e consapevolezza di una dimensione sessuata e posizionata del proprio stare al mondo”.

Il tema della trasversalità riguarda la necessità di una riorganizzazione delle discipline dei saperi e degli approcci didattici.

“I ragazzi continuano a leggere libri di testo che valorizzano solo il portato di una tradizione culturale unicamente maschile. Il linguaggio quotidiano, delle istituzioni e dei media, deve essere adeguato al nuovo status che le donne hanno assunto negli ultimi anni sia in campo professionale che istituzionale”.

“È necessario – Conclude Meta – lavorare sulla mentalità e sulla formazione delle nuove generazioni, mettendo la questione della parità di genere al centro della formazione scolastica. Solo attraverso la conoscenza è possibile acquisire consapevolezza di pregiudizi e stereotipi, ancora fortemente radicati nella nostra società”.