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Gender fluid: non cadiamo nell’etichetta

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Consulenza e Revisione scientifica di Alessandra Graziottin *, responsabile del Centro di Ginecologia e Sessuologia medica del San Raffaele Resnati a Milano

Identità sessuale: il gender fluid non deve diventare una moda

Ci sono tanti modi di essere uomo e donna oltre la canonica dualità alla quale generazioni precedenti hanno dovuto sottostare. Questo non vuol dire, però, che la fluidità di genere sia da considerarsi la norma.

AG: “Al contrario: avere una solida identità sessuale è un elemento fondamentale per il benessere e la felicità dell’individuo. C’è un importante rischio per le famiglie e gli adolescenti: quello di etichettare come “fluidità di genere” sintomi che afferiscono ad altre cause, come depressione, solitudine o il cambiamento prodotto nel rapporto con il proprio corpo e stimolato dagli stessi cambiamenti del corpo.”.

T4C: “Qual è il rischio di distribuire con troppa facilità l’etichetta della fluidità di genere?”

AG: “Quello di aspettare, lasciando che l’energia che dovrebbe essere diretta a studiare, stare con i propri coetanei e fare esperienze sane nella vita reale venga ‘perduta’ lasciando aperta per troppo tempo la questione dell’identità sessuale. Sia chiaro: le persone gender fluid, esistono, ma sono una minoranza: lo 0,5-1% secondo gli studi più accreditati.

È invece in netta crescita la percentuale di bambini e adolescenti con difficoltà sia ad accettarsi, o ad accettare e comprendere modificazioni anche temporanee della forma del corpo, sia a riconoscersi nel genere di appartenenza, senza che questa difficoltà abbia le caratteristiche di una vera fluidità di genere.

Ecco i due elementi di attenzione. È essenziale:

  1. il rispetto del bambino/a e dell’adolescente, evitando stigmatizzazioni, derisioni o atteggiamenti normativi che potrebbero creare ulteriore sofferenza, difficoltà e incomprensioni;
  2. l’impegno diagnostico a comprendere le ragioni profonde del disagio e delle difficoltà, che, come anticipato, possono nascere da depressione, solitudine, mancanza di confronto reale con coetanei, scarse attività sportive di gruppo  o anche da segni puberali difformi rispetto al genere di appartenenza, come la ginecomastia, affinché  la spiegazione e l’aiuto vengano dati sul problema reale.

T4C: Può fare un esempio concreto?

AG: “Volentieri. È la ginecomastia: si tratta dell’ingrossamento temporaneo delle due ghiandole mammarie negli adolescenti maschi, in coincidenza con il terremoto di ormoni puberali. Interessa circa il 50% degli adolescenti, quindi è molto diffuso. Nella maggioranza dei casi la ginecomastia si risolve e scompare spontaneamente nel giro di 6, massimo 9 mesi. È un fenomeno decisamente più evidente nei ragazzi sovrappeso o obesi, ancora più esposti a derisioni e bullismo, anche a causa di questo ulteriore segno. La ginecomastia, proprio perché l’ingrossamento del seno è un segno dissonante rispetto all’identità di genere maschile, può creare forti ansie di identità, soprattutto nei ragazzi più sensibili, più fragili, più soli. Spiegare nelle classi il significato e la transitorietà di questo segno puberale può ridare serenità, invece di attivare nel ragazzo inappropriate e inquietanti ansie di identità. Nei casi in cui la ginecomastia sia molto evidente, monolaterale, persistente, e/o causi forte disagio all’adolescente (cui 6 mesi possono sembrare eterni), è opportuno fare una valutazione medica andrologica, rigorosa con medico esperto in endocrinologia dell’adolescenza, per tranquillizzare il ragazzo o per scegliere le soluzioni terapeutiche più appropriate, se indicato. 

Mettere l’etichetta “gender fluid” a ogni difficoltà, anche sul fronte fisico, come nel caso della ginecomastia, solo perché oggi è l’icona di moda, può da un lato esasperare ansie di identità nei più fragili, dall’altro portare a incoraggiare una sperimentazione sessuale, anche precoce, come mezzo di definizione della propria verità, senza che vi siano la capacità e la maturità per vivere positivamente le sperimentazioni stesse.

Il rischio è anche di incoraggiare impulsività e promiscuità che possono essere una spaventata fuga in avanti, “un acting out”, di disagio e sofferenza che meriterebbero risposte emotive, affettive e cliniche più appropriate e costruttive

In altre parole, il generalizzare l’etichetta “gender fluid” come se fosse un valore in sé o addirittura una percezione di sé definitiva, solo perché di moda, può nascondere e impedire di diagnosticare, comprendere e auspicabilmente risolvere altri problemi che sono collegati all’adolescenza, e ai cambiamenti fisici, emotivi e cognitivi della pubertà, non necessariamente alla fluidità di genere.

T4C: “Così facendo c’è il rischio che passi importanti che portano dall’adolescenza alla prima età adulta vengano ritardati?”

AG: “Ritardati o anche molto disturbati. Se si aspetta a spiegare alcuni cambiamenti del corpo, come la ginecomastia, o a curare una depressione o altra difficoltà di crescita sostanziale, si procrastina la formazione di una solida identità di genere fino o dopo i 20 anni. Il tempo perso può essere irrecuperabile. E i danni, in termini di fragilità dell’Io, depressione, perdita di sogni e obiettivi di sviluppo personale, abbandono dello sport, della musica o di altre attività di gruppo essenziali per una crescita armoniosa, fino al fallimento negli studi, possono protrarsi a lungo e segnare anche a fondo le chances di sviluppo e soddisfazione nella vita adulta”.

T4C: “Quale è, quindi, il messaggio alle famiglie di adolescenti?”

AG: “Crescere, essere bambini e adolescenti oggi, è più complesso di ieri. Anzitutto per la riduzione della quota di vita vissuta nel mondo reale, tra scuola, sport, amici, attività ricreative e formative di gruppo, a favore della vita virtuale. Questo rivoluzionario cambiamento epocale, comparso in questi ultimi anni, esasperato dal lock-down, e mai presente prima nella concretissima vita dell’uomo, amputa i nostri ragazzi di una quota preziosa di vita reale.

La vita concreta e attiva, a contatto con coetanei e adulti, è indispensabile per la crescita dell’intelligenza motoria ma anche dell’intelligenza emotiva. È questa la base esperienziale per sviluppare la capacità di intimità, l’affettività, una percezione armoniosa della propria identità e una sessualità felice. L’alfabeto dell’amore, la capacità di amare, sboccia in famiglia, cresce nell’amicizia e si perfeziona poi nella seduzione, nell’innamoramento e nell’amore.

Le persone con reale fluidità di genere vanno rispettate perché il loro percorso è difficile e doloroso. Non è così accattivante e ‘cool’ come, a volte, viene presentato.

In sintesi: la maggior parte dei giovani non ha fluidità di genere. Ha problemi legati all’adolescenza, al rapporto con il corpo, con gli adulti o con i coetanei. Problemi che sono molto frequenti, che sono superabili a patto di non mascherarli dietro una spiegazione o un’etichetta superficiale, inappropriata o francamente sbagliata. La fluidità di genere è una questione molto seria. Non dovrebbe diventare una moda e una diagnosi fai da te”.

*e fondatrice della Fondazione Graziottin per la cura del dolore nella donna (Alessandra Graziottin Foundation for the cure and care of women) Il curriculum professionale medico e giornalistico della Professoressa Graziottin è disponibile sul sito www.alessandragraziottin.it, in versione breve e dettagliata, secondo il formato europe.