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Emergenza Ucraina: come si supera la barriera della lingua nei piccoli paesi 

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L’accoglienza in pratica sul territorio: un’indagine di Time4Child. In Provincia di Avellino – 2100 ucraini residenti – sono arrivati oltre 1200 profughi in fuga dalla guerra. Tecnologia e interpreti volontari sono la risposta al gap linguistico mentre 100 domande sono già pervenute per frequentare gli istituti scolastici. 

In fuga dalla guerra e accolti da popoli che non parlano la loro lingua. È il destino cui vanno incontro profughi e rifugiati quando sono costretti a lasciare improvvisamente i loro Paesi. Ed è il destino con il quale stanno facendo i conti le migliaia di cittadini ucraini arrivati in Italia a partire da fine febbraio. 

Quella della lingua è una barriera evidente per la comunicazione, soprattutto quando destinazioni finali del viaggio sono comunità molto piccole e, spesso, impreparate alla relazione con lo straniero. L’impossibilità di comunicare è il primo ostacolo ad una integrazione vera. Ma, grazie alla tecnologia, al passaparola e alla rete solidale, anche nei piccoli paesi ci si è attrezzati per superare il gap linguistico ed accogliere con calore e umanità fatti di parole e non soltanto di beni materiali.  

L’Italia è il primo Paese europeo per presenza di cittadini ucraini regolarmente residenti. Oltre il 17% di questi (41.075 persone) vive in Campania, in base ai dati del Censimento permanente della popolazione Istat risalente al 1° gennaio 2021. La provincia di Avellino (118 paesi e paesini, 100 dei quali al di sotto dei 5mila abitanti) registra la presenza di circa 2100 ucraini (pari al 16,7% del totale regionale) ma, secondo i dati forniti dalla Prefettura, da fine febbraio al 10 aprile ha già accolto 1200 profughi provenienti dal fronte di guerra ucraino. Per la maggior parte si tratta di donne, circa 400 sono i minori. Tanti hanno raggiunto parenti e conoscenti e si sono stabiliti nelle loro abitazioni, altri sono stati ospitati da famiglie che hanno scelto di aprire le porte delle loro case a persone totalmente sconosciute. La terza opzione per l’accoglienza è rappresentata, infine, dai Cas (Centro Accoglienza e Servizi) e Sai (Sistema di Accoglienza e Integrazione).

Qualunque sia la tipologia di ospite, la prima mossa per superare l’ostacolo lingua è una app di traduzione italo-ucraina. Da Google Translate a Italiano-ucraino translator di Klays-Development passando per Reverso, sono diverse le applicazioni gratuite scaricabili per iOS e Android. Dall’interfaccia semplificata anche per i meno avvezzi alla tecnologia, le app consentono una doppia modalità di utilizzo: testuale e vocale.  

Il secondo step è stato individuare nel luogo di arrivo degli interpreti-volontari. L’associazione “Ucraini Irpini” è in prima linea su questo. Sin dal primo momento i soci, perlopiù donne già residenti in provincia da anni, hanno messo a disposizione il proprio tempo gratuitamente impegnandosi come mediatori linguistici e culturali. “Stanno svolgendo un lavoro prezioso – riferisce ufficialmente la Prefettura – a supporto dei nostri uffici, della Questura e dell’Asl. Sono quotidianamente presenti presso l’hub allestito per la registrazione degli arrivi e per espletare tutte le pratiche burocratiche, comprese quelle di carattere sanitario che mai come in questa fase risultano essere di fondamentale importanza”. L’associazione ha anche contribuito a tradurre moduli e vademecum e sta fornendo assistenza agli operatori dei centri Sai e Cas, oltre a essere in contatto costante con i campi profughi in Polonia e Romania per la gestione degli aiuti umanitari e con le altre realtà associative regionali per organizzare al meglio l’accoglienza. 

Caratteristica di questa ondata migratoria è ovunque la presenza quasi esclusiva di donne e bambini. Un ruolo centrale avrà quindi sicuramente la scuola. “Abbiamo registrato richieste di frequenza degli istituti scolastici, al momento, per soli 100 bambini e ragazzi. Gli altri hanno comunicato di essere in condizione di seguire le lezioni con i docenti ucraini attraverso la didattica a distanza”, continua la Prefettura in risposta alla nostra richiesta: “Molti dei profughi arrivati in Irpinia contano di tornare presto, entro un paio di mesi, nella loro terra. Ma sappiamo che potrebbe non essere così ed è per questo che le scuole della provincia si stanno attrezzando, non solo per il rientro in classe a settembre. A tutti i minori va assicurata la frequenza delle scuole dell’obbligo, la dad non può essere la soluzione”. Proprio per questo gli istituti scolastici, anche grazie ai fondi messi a disposizione dal ministero dell’Istruzione, si stanno preparando all’attivazione di corsi di potenziamento estivo per l’alfabetizzazione linguistica. 

Il sistema, del resto, è già rodato in ambiente scolastico. Messo in campo per l’accoglienza di famiglie afghane, cinesi o sudamericane, prevede l’inserimento in classe degli alunni e la presenza di mediatori culturali attivati dai servizi sociali o direttamente dagli istituti per il rapporto con i genitori. Corsi di italiano sono in fase di avvio anche presso i centri provinciali di istruzione degli adulti, dove però l’ammissione è connessa al rilascio del permesso di soggiorno temporaneo, procedura che al momento ha subito un rallentamento a causa delle numerose richieste. E allora c’è pure chi ha iniziato a studiare da sè. E’ il caso di Inna, fuggita con due figlie ventenni dal Donbass. Le hanno regalato un libricino. App alla mano, ha già iniziato a leggerlo e a costruire il suo vocabolario

di Paola Liloia
Giornalista