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Disturbi alimentari pediatrici: ecco i campanelli d’allarme per affrontarli tempestivamente

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Intervista a Francesca Maisano, psicologa clinica e psicoterapeuta dell’età̀ evolutiva

Potenzialmente letali o cronici se non curati in tempo, i disturbi alimentari colpiscono anche nell’infanzia e hanno bisogno dell’intervento di specialisti. A casa e a scuola è importante notare i segnali rivelatori perché il rapporto con il cibo è un forte indicatore del benessere emotivo e un possibile indizio di fragilità future.

Quali sono i dati più importanti da sapere sui disturbi alimentari?

Le conseguenze riportano una mortalità̀ superiore al 5%; circa la metà delle persone affette da anoressia e da bulimia non guarisce mai del tutto; il 20% sviluppa e presenta disturbi cronici a livello organico. L’anoressia è caratterizzata da una ricerca incessante di magrezza, da un’immagine distorta del proprio corpo, da una paura estrema dell’obesità e da una ristrettezza alimentare che portano ad un peso corporeo significativamente basso. Oggi è considerata la malattia con il più alto tasso di mortalità̀ (dal 13 al 18%). È importante capire che, se non trattati in tempi e con metodi adeguati, i disordini alimentari possono diventare una condizione permanente e, nei casi gravi, portare alla morte, che solitamente avviene per arresto cardiaco o per malnutrizione e complicanze clinico-nutrizionali. Sono delle malattie molto complesse e, non di rado, si manifestano in vere e proprie psicopatologie. Non esistono facili soluzioni o rimedi: bisogna chiedere aiuto a specialisti.

A che età possono insorgere?

I disturbi alimentari solitamente vengono considerati tipici, in quanto a insorgenza, del periodo della vita intorno all’età̀ adolescenziale. Tuttavia, purtroppo, i problemi legati in vario modo al rapporto col cibo possono insorgere anche durante l’infanzia mettendo a dura prova i genitori, che spesso non sanno come affrontarli.

Quali sono le forme più̀ gravi e diffuse in Italia?

Per quanto concerne la tipologia di disturbi dell’alimentazione esistenti, poi, troppo spesso si tende a “ridurli” ad anoressia e bulimia, che sono tra i più diffusi, mentre, in realtà, lo spettro delle problematiche dell’alimentazione è molto più̀ ampio. Alcuni bambini risultano scettici se il cibo è diverso dal solito, o viene presentato anche solo in modo originale (alimentazione selettiva); altri trascorrono periodi in cui rifiutano di mangiare (rifiuto del cibo); altri ancora non smetterebbero mai (abuso del cibo); alcuni, infine, presentano problemi nel mantenere comportamenti corretti a tavola. Oltre, ovviamente, a casi di sovrappeso, obesità̀ e sottopeso. Sono tanti i problemi alimentari che possono riguardare i piccoli in età pediatrica: sebbene possano essere difficili da riconoscere, non vanno sottovalutati poiché, se non opportunamente trattati, possono arrivare a ripercuotersi sull’età adulta.

Quanto ha influito il COVID ?

I disordini alimentari, di cui anoressia e bulimia nervosa sono le manifestazioni più evidenti, sono diventati, negli ultimi anni, un vero allarme di salute mentale per gli effetti devastanti che hanno sulla salute e sulla vita di preadolescenti e giovani adulti. L’anoressia e la bulimia sono disturbi particolarmente diffusi e invalidanti, che in questo periodo storico appaiono ingravescenti e in drammatico aumento. La malattia Covid, come per altre manifestazioni in età evolutiva, ha portato maggiormente alla luce quello che già esisteva. L’importanza per questi specifici disturbi è lavorare con la famiglia intervenendo su tutto il sistema familiare.

Come possono scuola e genitori individuare e aiutare le situazioni di pericolo?

Diversi possono essere i campanelli d’allarme che non vanno mai sottovalutati: il bimbo non mangia, dice che non gli piace nulla, vuole solo alcune cose, si disinteressa del tutto del cibo oppure al contrario mangia troppo. Il cibo è quasi sempre un veicolo con cui il bambino comunica delle esigenze: cercate di ascoltarlo, di comprendere cosa sta cercando di dirvi realmente. Fate in modo che la tavola sia sempre un momento distensivo e leggero, il bambino non deve sentirsi forzato (non serve!) né tanto meno “ricattato” o “insultato”.

I genitori o, comunque, le figure di riferimento del bambino devono dare il buon esempio a tavola.
Se il bimbo mangia troppo: solitamente segnala una mancanza, fategli sentire che siete presenti, cercate complicità con lui. Se il bambino mangia poco o rifiuta il cibo: spesso cerca attenzioni, coinvolgetelo magari mentre cucinate, fategli toccare e annusare il cibo in modo che non lo senta come qualcosa di estraneo.

I bambini selettivi in campo alimentare sono particolarmente sensibili rispetto agli altri e, in futuro, corrono un rischio maggiore di avere problemi emotivi e di soffrire di ansia e depressione. A sostenerlo è uno studio statunitense condotto dal Duke University Hospital e pubblicato sulla rivista Pediatrics, secondo depressione, deficit di attenzione e ansia sono due volte più̀ frequenti in bambini molto schizzinosi nei confronti del cibo rispetto a quanto accade a quelli meno difficili da accontentare. Secondo i ricercatori questo atteggiamento può̀ essere il primo indizio per i genitori che il proprio bimbo sta sviluppando problemi emotivi e potrebbe suggerire di cercare l’aiuto di uno specialista.

E’ importante che scuola e famiglia si parlino su questi aspetti. Solitamente è difficile che gli insegnanti non si accorgano di un cambiamento corporeo che è avvenuto o sta avvenendo quando sono presenti i disturbi dell’alimentazione. Attraverso dei corsi di sensibilizzazione e di formazione è possibile aiutare sia insegnanti sia genitori a conoscere e riconoscere le varie forme di disturbo alimentare che si possono manifestare in età̀ evolutiva, offrendo dei consigli per capire e affrontare il problema senza lasciarsi sopraffare dall’ansia e peggiorare così la situazione.